lunedì 13 maggio 2019

ANCORA SU TESTIMONI, VERBALI E RAPPORTI QUATTRO UOMINI IN TUTA


ANCORA SU TESTIMONI, VERBALI E RAPPORTI

QUATTRO UOMINI IN TUTA
Roma, Via Michelangelo Caetani, 9 maggio 1978
 Ore 12.50?
Alcuni dubbi su un rapporto dei Carabinieri e una testimonianza.

(a cura di:  Andrea Guidi)                                                            



Continuiamo il nostro studio sulle discrepanze delle testimonianze, dei verbali e dei rapporti di Polizia Giudiziaria.
Ci spostiamo, questa volta, alla tragica fine della vicenda, Roma, Via Caetani, 9 maggio 1978.

Uno studio sulla situazione di illuminazione solare della via dell'amico Gianni Pesce, pubblicato quasi un anno fa sul blog www.sedicidimarzo.org a questi links http://www.sedicidimarzo.org/2018/08/via-caetani-allarme-bianco.html#more (prima parte)  e http://www.sedicidimarzo.org/2018/09/via-caetani-seconda-parte.html#more (seconda parte),  è risultato sostanzialmente confermato da 

alcune rilevazioni fotografiche eseguite in Via Caetani lo scorso 7 maggio 2019, nelle ore comprese tra le 11 e le 14 solari: come già esposto in quel primo studio, infatti, il 9 maggio 1978 non vigeva ancora l'ora legale.

In sostanza, alle ore 12.50 di quel tragico giorno, come al contrario dichiarato dai coniugi Leonardo Magini e Valeria Lupi nel verbale della testimonianza da essi resa il giorno successivo il ritrovamento della Renault 4 rossa con il cadavere dell'On. Moro, oggetto del rapporto dei carabinieri che si analizza in queste brevi note, i cinque uomini da essi descritti “al sole” sul lato sinistro del loro senso di marcia lungo Via Caetani, da Via dei Funari verso Via delle Botteghe Oscure, dei quali quattro in tuta blu sgargiante, NON potevano essere al sole per banali quanto fondamentali ragioni astronomiche, in quanto quel lato della strada, in quei giorni di maggio, va in ombra già verso le 12.10, ed alle 12.30 praticamente metà della strada è in ombra assoluta.

I coniugi, infatti, che si stavano spostando a piedi, dichiararono prima di tutto, appena entrati in Via Caetani da Via dei Funari,  di avere visto un uomo “al sole” fermo sul portone della “discoteca” di Stato al civico 32 di Via Caetani, cioè sull'ingresso principale del Palazzo Antici-Mattei.
Ebbene, per vedere quell'uomo illuminato dal sole in quella posizione, i coniugi devono essere transitati in un orario compreso tra le ore 11.40 e le 12.00 al massimo. Cioè circa un'ora prima di quanto risulta dal verbale della loro deposizione ai carabinieri.

Per non appesantire la trattazione, rinviamo al verbale della loro deposizione, disponibile in atti CM-1, Vol. 38, pagg. 488-489. I dati salienti da tenere presenti, consistono comunque nel fatto che i due coniugi sarebbero transitati, come detto, in Via Caetani, attorno alle ore 12.50, e avrebbero visto cinque uomini sul lato sinistro di marcia, cioè a ridosso di Palazzo Antici-Mattei (lato opposto a quello dove verrà ritrovata la Renault 4 rossa): un uomo sul portone “al sole”, come detto, e quattro uomini in tute blu sgargianti, che “al sole” risaltavano particolarmente, pochi metri più avanti e sullo stesso lato, più o meno di fronte al punto in cui sarebbe poi stata rinvenuta la Renault 4 con il corpo di Aldo Moro.
Nonostante le tute indossate, i quattro non sembrarono, ai coniugi, operai o comunque persone intente al lavoro, ed anzi la signora, transitando, distolse lo sguardo da costoro, sentendosi osservata.

Tralasciamo in questa sede il sesto uomo, notato dal solo marito, un po' più avanti, in corrispondenza di un negozio di tessuti.

A parte queste presenze, la deposizione dei coniugi restituisce una situazione apparente di assoluta calma, nella via, che già di per sè sola sembra proprio del tutto inverosimile, alle 12.50, posto che stando alle altre testimonianze a quell'ora era già ampiamente palese la presenza di alcuni uomini e funzionari delle forze dell'ordine e, soprattutto, la presenza di personale in divisa, che dunque non sarebbe potuto passare inosservato ai due coniugi.

In particolare, infatti, dalla testimonianza di Ireneo Rocco Caputi (vol. 32, pag.931, CM-1), titolare del bar in Via dei Funari situato nel punto di detta via immediatamente prospiciente l'immissione in Via Caetani, e dunque, in sostanza, esattamente di fronte allo scenario topico che si stava verificando, si evince chiaramente che attorno alle 13.00 vi era già personale “in divisa” che stava armeggiando attorno alla Renault 4 (il teste vide tra l'altro rompere un cristallo e recuperare un borsello all'interno dell'auto): personale che ovviamente non doveva essere spuntato dal nulla alle ore 13.00, ma doveva essere già presente da prima, sul luogo.

E' quindi irrealistica, alle 12.50 del 9 maggio, la scena di apparente tranquillità descritta da coniugi ai carabinieri.

Tuttavia, per quanto di palese evidenza la discrasia, non fu questa poco verosimile descrizione della scena a quell'orario ad attirare l'attenzione dei  Carabinieri,  i quali prescindettero del tutto dall'orario dichiarato dai coniugi, ed anzi assunsero a perno del loro giudizio di irrilevanza della testimonianza dei coniugi, nel loro rapporto per la Procura del 16 maggio successivo (rapporto disponibile in CM-1, Vol. 38, pag. 487), proprio il fatto che la strada  doveva ritenersi già presidiata dalle forze dell'ordine, all'orario dichiarato dai due testimoni quale momento del loro transito in Via Caetani.

I carabinieri definiscono infatti testualmente “privo di interesse” il particolare riferito dai coniugi sui quattro uomini in tuta, “in quanto” già alle 12.30 risultava la presenza sul posto di personale della Questura.

Per quanto questo giudizio abbia forse concorso, involontariamente, a far si che – a quanto ci risulta- nessun magistrato abbia mai avvertito l'esigenza di ascoltarli lungo gli oltre quarant'anni trascorsi, quel rapporto, a dispetto della sua apparente chiarezza, manifesta, all'opposto, l'enorme problema posto dalla deposizione dei coniugi, quello appunto dell'orario  effettivo in cui i coniugi assistettero alla scena riferita, senza tuttavia affrontarlo ed anzi relegandolo oggettivamente dietro le quinte di una scenografia nella quale l'elemento catalizzatore dell'attenzione del lettore è inevitabilmente la circostanza che già alle 12.30 sul posto era presente personale della Questura, ragion per cui (volendo rovesciare la struttura del ragionamento seguito nel rapporto stesso) il particolare della presenza degli uomini in tuta sarebbe stata da ritenere “priva di interesse”. E tale deve in effetti averlo ritenuto la Magistratura in questi quaranta anni e passa, come si è detto.


Viceversa, a nostro parere il rapporto causale  posto dai carabinieri a fondamento della conclusione di irrilevanza da essi raggiunta e sottoposta alla Procura, è, contrariamente alla sua apparente linearità, bisognevole di interpretazione.

E ad amor del vero esso sembra proprio incomprensibile, poiché del tutto inidoneo a giustificare per logica l'affermazione della presunta "mancanza di ogni interesse" delle parole dei coniugi Magini. Ci si chiede infatti per quale motivo la presenza suoi luoghi di personale della Questura al momento del passaggio dei due testimoni in Via Caetani avrebbe dovuto, per sé sola, escludere la possibilità della presenza di uomini in tuta e comunque privare di ogni interesse quanto riferito dai due testimoni su questa presenza.

Ma c'è di più, perchè per arrivare a quella conclusione il ragionamento dei carabinieri fa leva su un elemento- la presenza di personale della questura in Via Caetani già dalle 12.30, circostanza che ovviamente diamo noi stessi come del tutto pacifica – del tutto assente nella narrazione dei coniugi, i quali, come detto, restituiscono invece una situazione di calma apparente (del tutto inverosimile, come si è visto, alle 12.50); per cui delle due l'una: o si sarebbe dovuto ritenere che i coniugi avevano descritto una scena diversa da quella effettivamente osservata, sottacendo volutamente la presenza sulla scena delle forze dell'ordine- ai cui organici peraltro, nel ragionamento seguito dai carabinieri, quei quattro uomini in tuta parrebbero quasi potersi implicitamente ricondurre -  ma non se ne capirebbe il perchè dato che essi si presentarono spontaneamente il giorno dopo davanti al Nucleo comandato dal Col. Varisco, esponendosi dunque motu proprio al rischio di gravi conseguenze penali; oppure – ed è quello che noi riteniamo anche alla luce dei rilievi effettuati sulla posizione del sole- il punto debole di tutta la risultante sommatoria di deposizione e successivo rapporto alla Procura (ferma restando ovviamente la possibilità di un banale errore materiale)  è l'orario indicato, elemento che è purtroppo rimasto invece del tutto sfumato.

Sorvolando sulle dichiarazioni rese nel 2012 dai coniugi in questione alla giornalista Stefania Limiti, dalle quali emerse tra l'altro una descrizione della loro mattinata e del percorso intrapreso per recarsi il più rapidamente possibile a casa che necessiterebbero forse di qualche ulteriore precisazione da parte loro, ricordiamo incidentalmente che non risulta agli atti, a quanto ci consta, se fu esperito, e se si con quale esito, un qualche tentativo di verificare la presenza di eventuali operai, quella mattina, in Via Caetani, nel cantiere presente nelle immediate vicinanze del luogo di posteggio della Renault 4.

Concludiamo pertanto queste brevi note rilevando come restino aperti, purtroppo, tutti gli interrogativi posti da questa vicenda, e in particolare chi fossero quegli strani “operai” in tuta blu, presenti in Via Caetani con ogni probabilità ben prima della telefonata di Valerio Morucci al prof. Tritto , registrata alle ore 12.13, che annunciava “ufficialmente” la tragica conclusione del sequestro di Aldo Moro.

Chi erano costoro? Operai in pausa, fiancheggiatori dei detentori dell'ostaggio, presenti a supporto di quell'ultimo tragico viaggio, o erano forse uomini dello Stato approntati ad ogni buon conto per il buon esito del sequestro che invece, purtroppo, non vi fu?

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