mercoledì 15 maggio 2019

TUTTO SU (VIA) GRADOLI - parte 1

La "giocosa" seduta spiritica 
(integrato e modificato il 19 maggio 2019 , vedi nota [1]  e nota [2] )

(a cura di: Franco Martines)

Immagine a puro scopo illustrativo  tratta dal sito:
https://www.youtube.com/watch?v=DKfjinCrqBE
Iniziamo questo tentativo (speriamo non  troppo ambizioso ) di mettere ordine, ordine cronologico, tra i fatti relativi  a Gradoli e via Gradoli. 
Come sempre  utilizzeremo soprattutto i documenti, collegandoli fra loro con brevi spiegazioni. 
Il lavoro è complesso e proprio per partire dobbiamo iniziare da un documento  posteriore di tre anni ai fatti cui si riferisce. 

Ma entriamo con i piedi nel piatto, anzi,  forse dovremmo dire nel piattino!


E' il 2 aprile del 1978, Moro è nelle mani dei rapitori da due settimane (solo tre giorni prima il terzo comunicato delle BR con la lettera di Moro a Cossiga ) e in una domenica piovosa - a detta almeno dei partecipanti -  a Zappolino (18 km in linea d'aria da Bologna) nella casa di campagna dell'economista prof. Clò (futuro Ministro) vengono ospitati a passare il pomeriggio vari personaggi fra i quali l'economista Mario Baldassarri (futuro vice Ministro) e  Romano Prodi (che sarà ministro dell'Industria di lì a pochi mesi nell' Andreotti IV). Tutti con le loro famiglie.

Qui si svolse quel giorno la famosa seduta spiritica e venne fuori per la prima volta, nell'ambito della vicenda Moro, il nome Gradoli.

La commissione Moro 1 (che audirà poi Prodi nel giugno successivo, CM1 Vol. 8 pag. 295  qui ) il 27 gennaio 1981 lo invita a fornire intanto una memoria scritta su quanto effettivamente accaduto in quella riunione. 
Un po' irritualmente Prodi fece redigere una memoria collettiva da Baldassarri che raccolse in essa tutte le firme dei presenti (Prodi compreso ovviamente) accompagnandola con due righe autografe (datate Bologna 4 febbraio 1981) a spiegazione/giustificazione della  modalità della risposta, a nostro giudizio,  un po' impropria nella forma. (Vedi sotto).


Ed ecco quindi la memoria collettiva di quella domenica, in cui per la prima volta emerge il nome Gradoli, redatta da Baldassarri per conto di Prodi (tratta sempre da CM1 Vol. 110) che, datata 3 febbraio, impiega 15 giorni per giungere al protocollo.






Foto 11 dal sito "Le strade del caso Moro" di Luca Dammicco
Quindi il 2 aprile 1978 si svolge questa "giocosa" seduta spiritica con gli esiti che sappiamo. 
 Un "gioco" fatto per ingannare il tempo dato che quello metereologico non si era rivelato favorevole (tuttavia questo aspetto - la pioggia - non è affatto confermato da quanto riportato da questo sito per quella giornata, vedi qui, né per Bologna né per il vicinissimo - 8 km - comune di Valsamoggia. Vedi anche in proposito la nota [1]).


Vediamo comunque cosa succede subito dopo, in parte già sinteticamente anticipato dalla missiva di Baldassarri.

A quanto risulta dagli atti Prodi , prima di recarsi a Roma il 5 aprile, parla dello strano evento della domenica con il criminologo Prof. Balloni il quale riferirà la cosa informalmente ad un magistrato suo amico.
Risulta così quantomeno imprecisa l'affermazione finale di Baldassarri nel precedente documento: "...agli uffici di polizia di Bologna furono fornite tutte le indicazioni...".  E' da sottolineare che se la richiesta di chiarimenti a Prodi è del 1981 la questione era emersa molto prima tant'è  che la risposta alla richiesta dell' A.G.di Roma da parte della Questura di Bologna, se avessero ricevuto o meno tale informativa,  è  addirittura del dicembre 1978.


E questa è la parte riguardante Balloni del lungo telecopier (reperibile da pag. 289 stesso Vol. 118) che in precedenza riassume tutta la vicenda della seduta spiritica.


Tornando a Prodi, egli il 5 aprile 1978 si reca a Roma e si presenta dal Dott. Cavina, capo dell' Ufficio Stampa di Zaccagnini, a cui rivela - dirà poi, non senza imbarazzo - il contenuto della seduta spiritica.

Ecco quanto Cavina dichiarava al magistrato (dal Vol. 110 pag. 143) già il 21 dicembre 1978.


Quindi, non sappiamo se recependo da Prodi una nota scritta o una semplice comunicazione orale, Cavina trasmette telefonicamente questa informazione (unitamente ad un'altra relativa ad una certa casa Giovoni a Milano di cui poi non ricorderà più la fonte) al suo omologo, capo Ufficio Stampa di Cossiga, Luigi Zanda (N.B. Per la cronaca si tratta dello stesso Luigi Zanda oggi ancora politicamente attivo ).

Zanda, dopo averglielo presumibilmente anticipato telefonicamente,  scrive un appunto su un foglietto  che trasmette al capo della Polizia Parlato che poi lo esibirà al magistrato quando verrà richiesto di chiarire i termini della questione. L'appunto inizia così:" Caro dottore le invio le indicazioni di cui si è detto".

Ma vediamolo dunque quest'appunto sul quale poi Parlato annoterà anche l'esito negativo  trasmessogli successivamente. (Sta in CM1 Vol. 110 pag. 148).






L'appunto di Zanda, comunque, salvo errori nei vari passa parola, smentisce illazioni e asserzioni, fatte anche da persone serissime come la Anselmi, in cui si diceva che fossero presenti i numeri 96 e 11 (il civico e l'interno di via Gradoli) e altre cose varie originate probabilmente da falsi ricordi dei presenti alla seduta quando furono ascoltati a distanza di decenni. ( Per la nota della Anselmi vedi CM1 Vol. 110 pag. 153).

In pratica si diceva di verificare una casa colonica con cantina posta sulla Statale 74 (oggi StradaRegionale 74 Maremmana) nel piccolo tratto di questa che ricade nel comune di Gradoli (questo il senso a prescindere da quanto letteralmente scritto). E null'altro.

Nella nota di Parlato sull'appunto di Zanda  possiamo leggere:


"ore 10 del 6-4-78 Intervento del questore di Viterbo che alle  ore 13 ha comunicato che il sopralluogo ha dato esito negativo"



Mentre le verifiche a Milano vengono fatte in giornata, quelle  sulla  Statale    74-Gradoli avvengono, come abbiamo appena visto, l'indomani il 6 aprile, come testimoniato anche dal rapporto del Vice Questore aggiunto Fabrizio Arelli di cui è traccia in CM1 Vol. 110 pag. 150. L'esito, a Milano come a Gradoli è negativo.


Insomma qui si chiude la prima fase della vicenda e il nome Gradoli, via Gradoli per l'esattezza, tornerà ad interessare gli inquirenti e salirà alla ribalta del pubblico solo a partire dal successivo 18 aprile. [2]

Note: Oltre all'audizione di Prodi sul tema (sopra citata e linkata e a cui  seguono quelle di molti altri partecipanti fino a apg. 330) segnaliamo, per chi ne avesse curiosità, le successive audizioni in Commissione Stragi (siamo nel 1998) di Baldassarri e Clò.

http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/16186.pdf   (Baldassarri)

http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/16183.pdf    (Clò)

Note:
[1] Gabriele Paradisi, in proposito, ci sottolinea quanto segue: "• I dati meteorologici dell’area di Zappolino (con la quasi totale assenza di precipitazioni piovose) erano già stati indagati da Antonio Selvatici che aveva recuperato i dati forniti dal Ministero dei Lavori pubblici – servizio idrografico, relativi alle stazioni pluviometriche dei paesi che circondano Zappolino, vale a dire Montepastore (due chilometri a sud-est), Monte San Pietro (appena ad un chilometro e duecento metri dal casolare di Clò) e Montombraro (cinque chilometri a sud-est). Selvatici ha pubblicato queste sue ricerche nel 2000 in “Prodeide”, l’introvabile “biografia non autorizzata di Romano Prodi”, presto diventata un “samizdat” dell’editoria contemporanea (libro pubblicato dalla defunta casa editrice Il Fenicottero, di cui sopravvivono solo 9 copie in biblioteche di pubblico accesso)."

[2]  Il testo originale recitava " Insomma qui si chiude la prima fase della vicenda e il nome Gradoli, a parte qualche strascico sui giornali ancora per qualche giorno, verrà dimenticato fino al 18 aprile."
Ma sempre Gabriele Paradisi aveva poi osservato quanto segue": Dalle ricerche da me svolte, non ho trovato informazioni di tipo giornalistico (o di agenzie di stampa) emerse il 6 aprile 1978 e nei giorni immediatamente successivi. Ho invece trovato (e si tratta di una piccola scoperta, seppure modesta) che le prime informazioni sulla perquisizione delle forze dell’ordine nel comune di Gradoli (ma ancora senza accenni alla “seduta spiritica”) furono pubblicate il 22 aprile (“l’Unità”, p. 3) e il 23 aprile (“Il Messaggero”, p. 4; “il Resto del Carlino”, p. 2; “la Repubblica”, p. 6), dopo la scoperta del covo br di via Gradoli 96. Da notare che gran parte della pubblicistica che ha trattato questa vicenda (con alcune eccezione), ritiene che sia stato perquisito il paesino di Gradoli (compreso il film di Giuseppe Ferrara, “Il caso Moro”, del 1986). Dalle informazioni che si possono trarre dai giornali sopracitati si desume, invece, che la perquisizione avvenne in un’area di quattro chilometri quadrati dalla frazione di Cantoniera fino ad un gruppo di casali isolati situati a sud-ovest del paese di Gradoli.
Ritengo perciò utile aggiungere qui di seguito alcuni link a miei scritti, che credo di interesse per i “cultori” di questa a dir poco bizzarra vicenda. Nel primo si trovano le trascrizioni dei testi giornalistici sopracitati. In 2c. segnalo, tra le altre cose, un articolo poco noto, ma a mio avviso di notevole interesse, del settimanale “Avvenimenti” (datato 24 ottobre 1999), con alcune considerazioni critiche.

1. Gradoli, 6 aprile 1978: cosa accadde veramente? (2009, riedito nel 2011)
https://www.segretidistato.it/?p=64

2a. Prodi e i «fantasmi» al Colle? (2013)
http://www.liberoreporter.it/2013/04/inchieste/prodi-e-i-fantasmi-al-colle.html

2b. Fantasmi al Colle? – 1ª puntata: la casa degli spiriti (2013)
https://www.segretidistato.it/?p=803

2c. Fantasmi al colle? – 2ª puntata: liaisons dangereuses (2013)
https://www.segretidistato.it/?p=808"


(Fine parte 1)













1 commento:

  1. Mi sono occupato, da una decina di anni a questa parte, delle vicende della sconcertante “seduta spiritica”, che vide coinvolti 12 improvvisati “spiritisti” (tra i quali i professori universitari bolognesi Prodi, Clò e Baldassarri e i loro famigliari). Ho perciò apprezzato il metodo di lavoro di questo articolo: infatti, solo ricorrendo alle fonti originali è possibile provare a districare l’intricato garbuglio e a dissipare il campo dai molti equivoci, errori e fraintendimenti tuttora presenti nella vasta pubblicistica che si è occupata di questo strano e singolare episodio. Purtroppo a più di 40 anni dagli eventi di quella tragica primavera del 1978, la vera fonte dell’informazione su «Gradoli», quale possibile luogo nel quale era detenuto Aldo Moro, rimane un segreto inviolato della Repubblica, che rischia di rimanere tale anche nel prossimo futuro.
    Qui di seguito alcune brevi osservazioni marginali sull’articolo.
    • I dati meteorologici dell’area di Zappolino (con la quasi totale assenza di precipitazioni piovose) erano già stati indagati da Antonio Selvatici che aveva recuperato i dati forniti dal Ministero dei Lavori pubblici – servizio idrografico, relativi alle stazioni pluviometriche dei paesi che circondano Zappolino, vale a dire Montepastore (due chilometri a sud-est), Monte San Pietro (appena ad un chilometro e duecento metri dal casolare di Clò) e Montombraro (cinque chilometri a sud-est). Selvatici ha pubblicato queste sue ricerche nel 2000 in “Prodeide”, l’introvabile “biografia non autorizzata di Romano Prodi”, presto diventata un “samizdat” dell’editoria contemporanea (libro pubblicato dalla defunta casa editrice Il Fenicottero, di cui sopravvivono solo 9 copie in biblioteche di pubblico accesso).
    • Si legge in chiusura dell’articolo: “Insomma qui si chiude la prima fase della vicenda e il nome Gradoli, a parte qualche strascico sui giornali ancora per qualche giorno, verrà dimenticato fino al 18 aprile.”
    Dalle ricerche da me svolte, non ho trovato informazioni di tipo giornalistico (o di agenzie di stampa) emerse il 6 aprile 1978 e nei giorni immediatamente successivi. Ho invece trovato (e si tratta di una piccola scoperta, seppure modesta) che le prime informazioni sulla perquisizione delle forze dell’ordine nel comune di Gradoli (ma ancora senza accenni alla “seduta spiritica”) furono pubblicate il 22 aprile (“l’Unità”, p. 3) e il 23 aprile (“Il Messaggero”, p. 4; “il Resto del Carlino”, p. 2; “la Repubblica”, p. 6), dopo la scoperta del covo br di via Gradoli 96. Da notare che gran parte della pubblicistica che ha trattato questa vicenda (con alcune eccezione), ritiene che sia stato perquisito il paesino di Gradoli (compreso il film di Giuseppe Ferrara, “Il caso Moro”, del 1986). Dalle informazioni che si possono trarre dai giornali sopracitati si desume, invece, che la perquisizione avvenne in un’area di quattro chilometri quadrati dalla frazione di Cantoniera fino ad un gruppo di casali isolati situati a sud-ovest del paese di Gradoli.
    Ritengo perciò utile aggiungere qui di seguito alcuni link a miei scritti, che credo di interesse per i “cultori” di questa a dir poco bizzarra vicenda. Nel primo si trovano le trascrizioni dei testi giornalistici sopracitati. In 2c. segnalo, tra le altre cose, un articolo poco noto, ma a mio avviso di notevole interesse, del settimanale “Avvenimenti” (datato 24 ottobre 1999), con alcune considerazioni critiche.

    1. Gradoli, 6 aprile 1978: cosa accadde veramente? (2009, riedito nel 2011)
    https://www.segretidistato.it/?p=64

    2a. Prodi e i «fantasmi» al Colle? (2013)
    http://www.liberoreporter.it/2013/04/inchieste/prodi-e-i-fantasmi-al-colle.html

    2b. Fantasmi al Colle? – 1ª puntata: la casa degli spiriti (2013)
    https://www.segretidistato.it/?p=803

    2c. Fantasmi al colle? – 2ª puntata: liaisons dangereuses (2013)
    https://www.segretidistato.it/?p=808

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