giovedì 6 settembre 2018

VIA CAETANI , SECONDA PARTE

La seconda parte dell'ottimo Gianni Pesce su via Caetani


Via Caetani Seconda Parte, dalle 13.00 in poi 
( di Giovanni Pesce )

Nella prima parte già pubblicata, abbiamo preso atto della situazione di calma apparente o allarme bianco che gravava su Via Caetani fino alle 13.00 del 9 Maggio 1978, nonostante la certezza, dalle 12.13, da parte degli inquirenti, della presenza del corpo dell’On Aldo Moro nel bagagliaio di una Renault 4, li “parcata”. Cap 4 Allarme Giallo All’una e cinque si passa dunque ad una fase di allarme giallo, ovvero inizia la fase operativa: un artificiere in divisa dell’Esercito rompe il mezzo-vetro scorrevole dello sportello destro anteriore della R4 e quindi, infilata una mano dentro l’auto, apre ambedue gli sportelli di destra [...]

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4 commenti:

  1. Molto interessante e ben strutturato. Complimenti!

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  2. Potete inviarmi cortesemente anche la prima parte del vostro interessante e intrigante documento? Grazie
    ettore@bonalberti.com

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    1. La trovi sul sito ... vai alla home ( http://www.sedicidimarzo.org/ ). E' il documento immediatamente precedente

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  3. Marco Tosatti scrive il 9 Maggio 2022 su

    https://www.marcotosatti.com/2022/05/09/9-maggio-1978-come-ho-trovato-il-cadavere-di-aldo-moro/

    Chi scrive ha avuto la ventura di trovarsi a passare per via Caetani alle 13,15, e ha visto arrivare due auto: una «volante» della polizia, con a bordo un graduato di artiglieria, e una «Alfetta» gialla con agenti in borghese. Sono scesi tutti, e mentre gli agenti provvedevano ad allontanare i rari passanti, l’artificiere dava una prima occhiata alla Renault, che era parcheggiata di fianco alla staccionata che copre il fianco della chiesa di Santa Caterina dei Funari, in restauro.

    Poi, con un colpo secco di martello, il graduato ha mandato in frantumi il vetro anteriore destro, e ha aperto la portiera. Un funzionario si è infilato in auto, e ne ha estratto una borsa da toilette scura. L’artificiere l’ha posata per terra e l’ha aperta. Dentro c’erano, si saprà più tardi, una catenella, la fede e l’orologio del presidente della DC. A questo punto il funzionario ha alzato la coperta appoggiata sullo schienale del sedile posteriore, e l’ha lasciata ricadere dopo aver gettato un rapido sguardo. Poi è uscito, visibilmente emozionato dalla vettura gridando all’equipaggio della volante: «Non fate passare nessuno, chiamate altre macchine, presto, fate presto».

    E si è precipitato all’interno di palazzo Mattei, che ospita la discoteca di Stato ed alcune «dependences» universitarie, per telefonare. Ho cercato di avvicinarmi alla macchina, ma mi è stato impedito: «C’è il pericolo che esploda» è stata la giustificazione. Nel frattempo una guardia mormorava a fior di labbra ad un collega: «E’ Moro, ma non dirlo a nessuno», e incominciava a darsi da fare per bloccare il traffico di pedoni e auto, mentre giungeva una altra « auto civetta» e funzionari della Digos correvano ala Renault, scrutavano l’interno e tornavano febbrilmente a parlare al microfono delle autoradio. Ho cercato ancora di avvicinarmi alla Renault, ma esibire il tesserino professionale è servito solo a fare sì che il funzionario ordinasse ad una guardia di accompagnarmi qualche decina di metri più lontano. Sono corso a telefonare al giornale, per dare l’allarme, sulla base dei pochi elementi di cui disponevo, e ho fatto subito ritorno, per trovare la strada bloccata, da un’estremità all’altra.

    Allora sono salito alla biblioteca di storia moderna, a Palazzo Mattei, e ho potuto seguire da una finestra, con alcuni studenti universitari che si trovavano nel palazzo, di cui la polizia ha subito chiuso i portoni, le successive frenetiche due ore. Via Caetani, normalmente tranquilla, nel giro di pochi minuti si è trasformata in un caotico turbinare di volanti, «pantere» dei carabinieri e auto della Guardia di Finanza. Un reparto della Celere è stato fatto arrivare per chiudere sia l’imboccatura dalla parte delle Botteghe Oscure sia quella di via dei Funari, allontanando a forza giornalisti, fotografi e curiosi che formavano uma folla vociante alle due estremità della strada, mentre la notizia del ritrovamento correva di bocca in bocca. Un clima di tensione estrema aveva contagiato anche i responsabili delle forze dell’ordine, mentre cominciavano a giungere sul posto gli alti gradi dei carabinieri e del Viminale. Al centro, in un’oasi di apparente quiete, la R4 rossa con il corpo del presidente DC. Alle 14,07 è arrivato Cossiga, preceduto dal capo della polizia, Parlato, e dal vicecapo Santillo. Il ministro dell’Interno si è avvicinato alla vettura e mentre un agente scopriva il volto di Moro si è fatto il segno della croce, imitato da alcuni dei presenti. Questa scena — il funzionario che scopre il volto della vittima della ferocia delle Br — si è ripetuta più volte, mentre giungevano sul posto il sottosegretario alla presidenza, Evangelisti, il questore di Roma, alti magistrati che seguono l’inchiesta, e alcuni parlamentari e uomini politici: l’on. Cervone, l’on. Pajetta, funzionari della democrazia cristiana.."

    Cercherò di inserire questa testimonianza nelle ricostruzione

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