giovedì 4 aprile 2019

ANCORA VIA GRADOLI E VIA DUE PONTI


ANCORA VIA GRADOLI E VIA DUE PONTI

UNA STORIA NON MOLTO LINEARE: QUELLA DI WALTER DIGGENS E VERONIKA KOROSEC

(a cura di: Andrea Guidi)

Tempo fa abbiamo pubblicato un articolo che intendeva proporre la ricorrenza, che avevamo notato negli atti disponibili, di alcune coincidenti presenze di persone sia in Via Gradoli che nella zona della "Inviolatella", segnatamente in Via Due Ponti. A questo link è disponibile l'articolo di cui stiamo parlando:
In quel contesto, ci era sembrato opportuno dare una particolare rilevanza alla vicenda della perquisizione effettuata dalla Digos in Via Due Ponti 146 il 19 aprile 1978 (il giorno dopo la scoperta del covo delle BR di Via Gradoli abitato, tra gli altri, dal sedicente "Borghi", individuato in seguito ufficialmente con il capo delle BR, Mario Moretti).
Rinviando a quel nostro articolo per l'esposizione più dettagliata dei fatti e per i puntuali riferimenti testuali,  in questa sede intendiamo integrare, per quanto possibile, la ricostruzione della vicenda scaturita dal resoconto della specifica perquisizione dell'alloggio interno 5 di Via Due Ponti 146, che risultò abitato da
Walter Diggens e dalla sua convivente, Veronika Korosec ("vuolsi attrice
cinematografica"), la quale tuttavia risultava essersi trasferita "da alcuni mesi" – come lei stessa aveva dichiarato, a quanto pare, in occasione di una di poco precedente denuncia per maltrattamenti in danni del suddetto convivente - proprio in uno degli appartamentini di Via Gradoli 96.
Questo approfondimento ci è parso opportuno a seguito del rinvenimento, tra i documenti pubblicati più di recente dall'On. Gero Grassi sul proprio sito www.gerograssi.it, e precisamente nell'ambito della copiosa documentazione afferente le inchieste sull'omicidio di Carmine "Mino" Pecorelli, all'interno del faldone 557_019, del verbale di una deposizione di Walter Diggens resa dal predetto innanzi i sostituti Procuratori di Roma, Ionta e Salvi, il giorno 11 ottobre 1993 (faldone citato, pag. 799), che qui riproduciamo integralmente nell'immagine che segue, documento che non conoscevamo ma di cui peraltro non ci consta alcuna menzione neppure nella pubblicistica:


Ripercorriamo, per riprendere il filo, quanto avevamo esposto a suo tempo nel nostro articolo ricordato all'inizio su quella vicenda; come poc'anzi detto, per maggiore scorrevolezza eviteremo di ripetere i riferimenti testuali dei documenti che citeremo, tutti già presenti nell'articolo stesso.
Stando al rapporto datato 20 aprile 1978, al Sostituto Procuratore Infelisi, del dott. Costa, dirigente del Commissariato "Flaminio Nuovo" (i cui agenti erano intervenuti nella mattinata del 18 in seguito alla scoperta del covo delle BR in Via Gradoli 96) , nel corso delle operazioni del giorno prima, 19 aprile, di perquisizione dello stabile dove era stato scoperto il covo, personale del commissariato veniva avvicinato dal vigilante Amedeo Romano (dipendente dell'istituto di vigilanza privata "Città di Roma") , il quale, interrogato alle 11.45 di quello stesso 19 aprile negli uffici del Commissariato stesso, riferiva che nell'agosto 1976, trovandosi in Via Gradoli 96, aveva incontrato l'inquilino dell'interno 11 (peraltro, come già notammo, senza alcuna specificazione della palazzina né della scala di quel complesso edilizio) , facendogli sottoscrivere, nell'occasione, l'adesione al contratto di vigilanza.
Il vigilante Romano, nel corso dell'interrogatorio testimoniale, aveva riferito alcune caratteristiche di quell'uomo (robusto, sui 40 anni, capelli scuri e con baffi) , aggiungendo di ritenere di avere nuovamente incontrato quell'uomo, circa sei mesi dopo, in un appartamento al primo piano in Via Due Ponti 146, trovandolo, in questa seconda occasione, in compagnia di un uomo alto circa 1,80 m., di circa 30 anni, biondo, e di una donna mora, alta circa 1,80 m. che indossava stivali con tacchi alti (tralasciamo qui, avendone già trattato nell'articolo su ricordato, la parte della testimonianza del vigilante concernente i riferimenti dati dall'uomo occupante l'imprecisato interno 11 di Via Gradoli a Sara Iannone per il pagamento delle bollette). Questo è il verbale della deposizione del vigilante:











  
Il dott. Costa trasmise immediatamente alla Digos, quello stesso 19 aprile, il verbale della testimonianza appena resa dal vigilante Romano. Quello stesso pomeriggio, tra le 15.30 e le 17.30, agenti di polizia del commissariato Flaminio Nuovo effettuarono le operazioni di perquisizione in Via Due Ponti 146:

Di tutte queste perquisizioni in Via Due Ponti 146 non ci consta agli atti- come già rilevammo- alcuno specifico verbale, tranne, per l'appunto, quello della perquisizione dell'appartamento che risultò abitato da Walter Diggens e da Veronika Korosec, perquisizione alla quale si dedicò personalmente il Commissario Capo della Digos, dott. Mario Fabbri, che, dieci giorni dopo (29 aprile), trasmetteva al Sostituto Procuratore di Roma, dott. Infelisi, titolare delle indagini, il seguente rapporto sull'operazione compiuta:


Nel corso della perquisizione, alla presenza della portinaia dello stabile, era appunto emerso che l'appartamento era stato abitato fino almeno al momento dell'arresto del Diggens, da costui e dalla sua convivente Veronica Korosec, la quale tuttavia, a quanto pare risultare dalla denuncia promossa dalla donna – evidentemente in concomitanza al fermo del Diggens, quindi non oltre il 10 marzo- già da “alcuni mesi” non conviveva più con il Diggens, ed aveva dichiarato quale suo nuovo domicilio Via Gradoli 96, int. 3; la circostanza si evince chiaramente da questo passaggio del citato rapporto del 20 aprile del Dott. Costa al Sostituto Procuratore dott. Infelisi:




L'esame congiunto di questi due rapporti dei funzionari di Polizia, dott. Costa (20 aprile) e dott. Fabbri (29 aprile), restituisce la sensazione che alcuni punti avrebbero meritato sicuramente un diverso approfondimento. In sostanza:
 1) perché il rapporto di Fabbri, benché successivo alla testimonianza del vigilante Romano e al rapporto del funzionario di polizia dott. Costa, parla di "fonte confidenziale"? Si trattava di una persona diversa dal vigilante Romano? Oppure quella definizione fu un espediente per tutelare un testimone, cosa peraltro poco verosimile visto che già nel rapporto antecedente, quello di Costa, il nome di Romano era già emerso? O, ancora, il vigilante non fu un semplice testimone quasi casualmente reperito il 19 aprile in Via Gradoli, dovendosi piuttosto ipotizzare che egli rivestiva effettivamente il ruolo di vera e propria "fonte confidenziale", anche se, in tale evenienza, appare per converso poco comprensibile la necessità di avergli fatto  assumere formalmente- e simulatamente- la veste del testimone occasionale?
2) in ogni caso, al netto di eventuali affermazioni del vigilante Romano non verbalizzate, costui non affermò in alcun modo che il sedicente "Borghi" potesse essere in collegamento con Via Due Ponti, bensì soltanto che riteneva di avere visto di nuovo l'uomo incontrato nell'appartamento interno 11 di Via Gradoli 96 (senza peraltro alcuna indicazione di palazzina e scala) anche in un appartamento al primo piano di Via Due Ponti 146. In base a quali elementi, allora, la "fonte confidenziale" – che parrebbe dunque essere stata proprio una persona diversa dal vigilante- stando al rapporto di Fabbri del 29 aprile avrebbe affermato che proprio il sedicente "Borghi" sarebbe stato in rapporti con Via Due Ponti?
3) Soprattutto, in base a quali elementi, che evidentemente dovettero essere ben precisi, da un lato il dott. Fabbri in persona si assunse l'onere di perquisire proprio l'appartamento interno 5 di Via Due Ponti 146, che risultò in quel frangente essere quello della coppia Diggens-Korosec, e, per altro verso, il dott. Costa già il 20 aprile potette affermare di ritenere – come si può leggere dallo stralcio sopra riprodotto del suo rapporto- che il vigilante Romano, in Via Due Ponti 146, si era a suo tempo recato proprio nell'appartamento del Diggens?
Se ci si attiene strettamente a quanto verbalizzato della testimonianza del vigilante, infatti, costui disse tra l'altro di non ricordare proprio il nome di colui al quale fece sottoscrivere il contratto in Via Due Ponti 146 (si torni al verbale della sua deposizione sopra riprodotto).
Cosa spinse allora i due funzionari di Polizia a sostenere praticamente con certezza, nei rispettivi rapporti alla Procura di Roma, che l'appartamento visitato dal vigilante in quella via fosse proprio quello che nel corso della perquisizione di Fabbri del 19 aprile risultò essere stato abitato da Diggens e Korosec?
4) In base a quali elementi, non meglio precisati, il dott. Fabbri potette affermare incidentalmente, in chiusura del proprio rapporto, che l'appartamento int. 3 di via Gradoli 96, ove a quanto pare si era trasferita da qualche tempo la Korosec, sarebbe stato frequentato anche dal Diggens?
5) Per quale motivo, tenuto anche conto del fatto che, quanto a Via Gradoli, si trattava con tutta evidenza di due appartamenti ben distinti (rispettivamente interno 3 e interno 11), il dottor Fabbri concluse il proprio rapporto liquidando di fatto la vicenda con l'affermazione che in sostanza la "fonte confidenziale" si sarebbe confusa tra il Diggens e il sedicente "Borghi" occupante il covo BR, quando la "fonte", stando all'incipit di quel suo stesso rapporto alla Procura, avrebbe invece chiaramente ben distinto tra sedicente "Borghi" e una diversa persona abitante in Via Due Ponti? Come già rilevammo nel nostro precedente articolo, quella appena riferita appare una conclusione assai sommaria e ben poco comprensibile, visto che la "fonte" sembrerebbe infatti avere parlato in modo specifico di un "collegamento" proprio tra due diverse persone.
E d'altra parte, anche a voler prescindere dal dato evidente che, come poc'anzi ricordato, gli appartamenti venuti in rilievo per quella indagine erano due e ben distinti, anche sul piano logico è ben difficile ammettere la possibilità di una confusione di persona, quale quella sostenuta dal rapporto di Fabbri, per il semplice motivo che - a rigore – nel caso di specie uno dei termini di paragone – identità e fisionomia stessa del sedicente "Borghi" – erano ancora (almeno, per quanto noto ufficialmente) del tutto ignoti al 19 aprile, ragione per cui portando alle estreme conseguenze il filo logico sotteso alla conclusione espressa del dott. Fabbri nell'unico modo munito di senso compiuto, si finirebbe con il dovere affermare che la conclusione del dott. Fabbri non potesse significare altro che, paradossalmente, il sedicente "Borghi" fosse proprio…. Walter Diggens.  

Ebbene, la deposizione di Diggens del 1993 con la quale abbiamo aperto questa disamina, non aiuta di certo a chiarire le questioni che abbiamo appena posto, anzi possibilmente ne pone delle altre.
Va detto che probabilmente il mancato approfondimento a monte delle discrepanze sopra rilevate nei rapporti e documenti prodotti nell'immediatezza della vicenda, potrebbe essere stato quanto meno una concausa di un interrogatorio del Diggens - quello in esame del 1993 , che abbiamo riprodotto all'inizio- obiettivamente inidoneo a suscitare entusiasmi quanto a ritmo e contenuto di merito.
Non possiamo inoltre non rilevare che, almeno a quanto fin qui abbiamo rinvenuto nella mole ormai enorme di documenti disponibili, salvi sempre nostri possibili errori, non ci risulta che la signora Veronika Korosec sia mai stata rintracciata ed ascoltata in merito. Lasciamo tuttavia in sospeso questa circostanza, nell'auspicio che qualcuno ci smentisca fornendoci copia o i riferimenti dell'eventuale deposizione resa da costei innanzi a una qualche Autorità, circostanza che - è fin troppo superfluo sottolinearlo - accoglieremmo ovviamente di buon grado.
Walter Diggens sostiene di essere stato fidanzato con la Korosec dal 1976, aggiungendo di avere "abitato" con costei in Via Due Ponti 146, al piano rialzato , "forse l'int. 7" (ricordiamo, solo per precisione,  che l'appartamento perquisito dal dott. Fabbri venne indicato come interno 5, ferma l'ovvia possibilità di un comprensibile difetto di memoria, a distanza di 15 anni, del Diggens, sulla specifica circostanza del numero di interno che contraddistingueva l'alloggio).
Aggiunge, come si può leggere nel verbale in questione, di non avere mai avuto un appartamentino in Via Gradoli 96 e che fu anzi la sua convivente a trasferirsi  nell'appartamentino in quella Via, pochi mesi dopo la nascita della loro figlia (nata in quello stesso anno, 1976, come si evince chiaramente dalle in equivoche parole del Diggens).
Non solo: Diggens dice anche incidentalmente- dopo avere affermato di non avere mai avuto un appartamentino in Via Gradoli- di ricordare che l'appartamentino di Via Gradoli era in sostanza di composizione e dimensioni simili a quello di Via Due Ponti. Evidentemente, in mancanza, a quanto pare, di altre domande sul punto, pare doversi arguire che i magistrati interroganti abbiano dato per scontato che Diggens conoscesse l'appartamento di Via Gradoli in virtù del fatto che vi si recasse per vedere sua figlia, nonostante la cessata convivenza con la Korosec.
Eppure quest'ultima circostanza, come rilevammo nel più volte richiamato nostro precedente articolo, è tutt'altro che chiara. Scrivevamo infatti, tra l'altro, esaminando il rapporto del dott. Costa sopra riportato:
" Costei (la Korosec: ndr) aveva denunciato appunto Diggens per maltrattamenti.  Il dato interessante, però, è che a quanto pare risultava dalla denuncia promossa dalla donna – evidentemente in concomitanza al fermo del Diggens, quindi non oltre il 10 marzo (1978: ndr) - che ella già daalcuni mesi” non conviveva più con il Diggens, e che aveva dichiarato quale suo nuovo domicilio Via Gradoli 96, int. 3.
Alla luce dell'affermazione incidentale sopra già analizzata del rapporto del dott. Fabbri, secondo il quale l'appartamento della Korosec in Via Gradoli 96 risultava frequentato anche dal Diggens, ci siamo quindi interrogati già in quel primo articolo se la Korosec in realtà fosse andata via dal Diggens, o se fosse andata via insieme a lui. E, alla luce della deposizione di Diggens in esame, non si comprende più in alcun modo se la Korosec si fosse trasferita in Via Gradoli dal 1976 (come afferma Diggens) o invece solo alcuni mesi prima l'arresto del convivente (marzo 1978) come risulta dal rapporto del dott. Costa.
Questo aspetto è destinato a diventare persino più ambiguo se si tiene presente la scansione dei fatti e i concetti usati dal Diggens nella propria deposizione del 1993: viene infatti spontaneo chiedersi, una volta appreso che i due erano fidanzati dal 1976, e che "abitavano" (predicato che lascia chiaramente intendere quanto meno una certa stabilità della frequentazione di quell'alloggio) in Via Due Ponti 146, in che cosa sia consistita questa "abitazione" condivisa, visto che la Korosec avrebbe abbandonato quell'appartamento per recarsi in Via Gradoli praticamente subito, alla nascita della figlia avvenuta in quegli stessi mesi.
Non conosciamo purtroppo, come abbiamo detto, l'eventuale versione della signora su quei fatti.
Pur dando per scontata l'estraneità dei due alla vicenda che ci occupa, rimane dunque il fatto che in definitiva ancora oggi non è ben chiaro come  e perché quello stesso 19 aprile 1978 la polizia arrivò ad individuare nel Diggens e nella sua convivente gli abitanti dell'alloggio di Via Due Ponti 146 cui si riferì del tutto genericamente il vigilante Amedeo Romano, e il perché la presenza dei due sia in Via Gradoli che in Via Due Ponti venne abbastanza sommariamente liquidata come frutto di un'improbabile "confusione" della "fonte confidenziale"   con "l'occupante del covo". Né l'esame testimoniale di Walter Diggens del 1993 è stato di una qualche utilità a fugare i dubbi che come abbiamo esposto era ben possibile rilevare già dai documenti del 1978.
Che nesso c'era, allora, se c'era, tra Via Gradoli e Via Due Ponti?

2 commenti:

  1. Un insospettabile cittadino inglese che abita in zona Piazza Bologna

    https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/11/05/eroina-della-morte.html

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  2. In questi anni successivi alla pubblicazione di questo articolo abbiamo reperito sia le deposizioni della signora Korosec del 1993, che il suo libro autobiografico, che se possibile ingarbugliano ancora di più la vicenda. Ci torneremo, ma l'impressione che ne abbiamo ricavato-lo anticipiamo- è che Veronica Korosec fosse una fonte informativa della Polizia in analogia con Lucia Mokbel, e che il verbale di Costa che la dava per scomparsa improvvisamente il 31 marzo abbia unicamente voluto tutelare quella fonte senza farla esporre.

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