mercoledì 11 dicembre 2019

L'ANOMALO CASO DI UNA 127 ROSSA IN VIA FANI


Dicibilità e irritualità

L'anomalo caso di una Fiat 127 rossa in Via Fani


( a cura di: Collettivo di SEDICidiMARZO e Michele Pizzardo )


Nelle relazioni sull'attività svolta prodotte dalla Commissione sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro (di seguito CM2) l'organo parlamentare di inchiesta ha fatto riferimento al concetto di “verità dicibile” ancorché confinandolo al cd. memoriale di Morucci, noto dissociato, e al quadro emerso in sede giudiziaria nel corso degli anni ’80 (1).

Tale concetto, tanto efficace quanto indigesto (2), pone al cittadino attento una serie di questioni rilevanti e meritevoli di approfondimento dal momento che, per sua stessa ammissione, il lavoro consegnato dalla CM2 al Parlamento e al Paese “non è esaustivo” (3).

Oltre alla considerazione logica che esiste evidentemente una speculare “verità inidicibile” alla cui perpetuazione finiscono per contribuire tutti i soggetti che sanno ma non dicono, la particolare qualificazione della verità adottata dalla CM2 (dicibilità) risulta infatti indissolubilmente collegata da un parte al tempo trascorso dai fatti oggetto di inchiesta e dall'altra al momento iniziale in cui la costruzione della “verità dicibile” prende avvio e forma, anche solo per sottrazione.

Con riferimento a quest'ultimo aspetto (momento iniziale), gli istanti immediatamente successivi alla strage di Via Fani contengono degli elementi la cui “dicibilità” è evidentemente da considerarsi tuttora ancora solo parziale.

Per rendersene conto basta fare riferimento al caso della Alfasud beige targata Roma S88162 (4) sopraggiunta in via Fani, il cui “tempestivo arrivo” - sebbene già segnalato in almeno due libri (5) - sarebbe motivato secondo la CM2 da una partenza “anticipata” dalla Questura “verosimilmente anteriore al momento in cui fu diramata dalla sala operativa la notizia del rapimento di Aldo Moro” (6) mentre secondo il magistrato Gianfranco Donadio, consulente a tempo pieno della stessa Commissione, da una partenza “precipitosa” dalla Questura “che - come è stato dimostrato - ebbe inizio ben prima dell'aggressione alla scorta di Moro” (7). In buona sostanza, lo stesso fatto (partenza anticipata) in un caso è descritto come verosimile nell'altro è dato per dimostrato.

 
Oltre alla Alfasud beige, la mattina del 16 marzo 1978 in Via Fani è presente un'altra autovettura, anch'essa chiaramente visibile nelle foto dell'epoca, si tratta di
una una Fiat 127 rossa modello A/S3 special, con due porte laterali ed un portellone posteriore (8).

Fonte: https://www.iene.mediaset.it/video/lojacono-alvaro-br-latitante-svizzera-brigate-rosse-ergastolo-battisti-intervista-esclusiva_280803.shtml
(N.B. l'immagine inserita nel servizio risulta invertita ed è stata quindi raddrizzata specchiandola)

L'osservazione delle foto dell'epoca disponibili liberamente in rete permette di individuare subito alcune particolarità comuni anche alla Alfasud della DIGOS e cioè:
- la 127 rossa, proveniente dalla parte alta di Via Fani, venne parcheggiata contromano e frettolosamente in prossimità del Bar Olivetti;
- l'area in cui la 127 rossa venne lasciata, insolitamente vuota, si trovava a ridosso delle auto coinvolte nella azione di fuoco e in corrispondenza di una serie di reperti.

La dimostrazione documentale di quanto il parcheggio della 127 rossa fosse anomalo, per modalità e posizionamento, e di quanto lo stesso sia da collocare temporalmente all'immediatezza dei fatti è rinvenibile nelle due fotografie di seguito riportate nelle quali la vettura è stata evidenziata con un cerchietto tratteggiato ed una freccia entrambi di colore rosso.



Per quanto riguarda invece l'interferenza con i reperti, una foto tratta dai Rilievi tecnici eseguiti a cura della Polizia scientifica mostra chiaramente come la 127 venne a trovarsi in una area “calda” nella quale furono rinvenuti ben trentasei bossoli e un frammento di proiettile.
Fonte: Atti CM1 Vol. 123 parte prima, pag. 156

Sempre con riferimento alle immagini disponibili, oltre alle particolarità sopra illustrate se ne devono aggiungere almeno altre tre di un certo interesse: la portiera anteriore sx (lato guidatore) è socchiusa, l'esterno della vettura risulta abbastanza impolverato e la stessa, analogamente alla Alfasud beige, venne poi spostata in tarda mattinata (9).
Fonte: https://www.archivioluce.com/2019/03/14/16-marzo-1978-aldo-moro-viene-rapito-dalla-br/
(N.B. la foto consente di apprezzare quanto la carrozzeria ed il paraurti anteriore siano impolverati)

Alla luce degli elementi sopra descritti e delle altre evidenze riscontrabili nelle immagini disponibili, la presenza della 127 rossa e il suo ruolo nella scena di via Fani costituiscono un caso aperto nel senso che diversi aspetti che la riguardano non sono tuttora noti, sebbene potrebbero contribuire sensibilmente ad “integrare le conoscenze acquisite” (10) .

Allo stato attuale, nonostante le segnalazioni fatte pervenire a suo tempo alla CM2 da parte di privati cittadini (11), la 127 rossa parcheggiata in Via Fani pone infatti una serie di quesiti irrisolti tra i quali segnatamente:
1) quando e perché la 127 rossa arrivò in Via Fani?
2) di chi era l'autovettura e da chi era composto l'equipaggio la mattina del 16 marzo 1978?

Per quanto riguarda la prima domanda, sulla base degli elementi raccolti e sopra illustrati, sembra plausibile ritenere non solo, come già evidenziato, che la 127 rossa arrivò nell'immediatezza dei fatti ma anche che la stessa non ebbe un ruolo attivo durante la azione di fuoco dal momento che non fu sequestrata e - sempre in analogia alla Alfasud beige - non si ritenne di doverla inserire nella planimetria della Polizia scientifica contenuta nei “Rilievi tecnici eseguiti in Via Fani”. (L'assenza della 127 in planimetria è qui evidenziata da una freccia rossa).

Fonte: Atti CM1 Vol. 123 parte prima, pag. 56

Per quanto riguarda invece la seconda domanda, una ipotesi plausibile potrebbe essere che si trattasse di una delle due Fiat 127 munite di targa di copertura utilizzate in precedenza dalla scorta dei familiari di MORO (12) tuttavia la mancanza di riscontri in tal senso e la completa di assenza tra gli atti consultabili di verbali e/o elenchi utili hanno spinto gli scriventi ad approfondire autonomamente la questione nell'ambito dell'attività di libera ricerca intrapresa.

Dopo aver inutilmente preso visione del materiale disponibile in rete alla ricerca di foto e/o filmati che consentissero di risalire alla targa della 127 rossa, abbiamo deciso di rivolgerci all'Archivio FLAMIGNI dove, grazie alla disponibilità e alla cortesia del personale (13), abbiamo avuto modo di prendere visione del TG2 andato in onda il 18.03.1978 alle ore 19.45 (14).

In questo filmato, intorno al minuto 14, si intravede la targa posteriore della 127 rossa ed in particolare la sigla Roma nonché la lettera iniziale, il primo, il secondo e l'ultimo numero che sembrano essere rispettivamente: P, 4, 5 e 6.

Non è stato possibile inserire un fermo immagine perché il filmato in questione, seppur visionabile da chiunque presso l'Archivio FLAMIGNI, non è risultato essere acquisibile o riproducibile a causa di una convenzione da loro sottoscritta con la RAI.

Ristretto così il campo (targa: Roma P 4 5 _ _ 6), l'attività di ricerca è proseguita facendo una serie di visure a pagamento al PRA a seguito delle quali è emerso che delle cinquanta visure effettuate solo dieci sono risultate essere relative a Fiat 127 ma nessuno degli intestatari è risultato residente in Via Fani o zone limitrofe.

Oltre alle risultanze sopra richiamate è emerso però anche un fatto assolutamente inaspettato ossia che la scheda corrispondente alla Targa “Roma P45576” è priva delle indicazioni normalmente in essa riportate (segnatamente marca, modello e numero di telaio). In altri termini, questa targa - benché ne esista una scheda al PRA - non risulta sia mai stata assegnata ad alcun mezzo e questo fatto, indipendentemente da un eventuale collegamento con la 127 rossa, costituisce già di per sé una anomalia abnorme.

Fonte: visura al PRA effettuata nel 2019.
Allo scopo di consentire gli opportuni confronti del caso, si riportano di seguito le visure della Alfasud beige e quella di una delle dieci 127 individuate (Targa “Roma P45186”).
Fonte: Chi ha ammazzato l'agente Iozzino? Lo Stato in via Fani di carlo D'Adamo (Pendragon, 2014), pag. 156.
Fonte: visura al PRA effettuata nel 2019.
(N.B. le parti contenenti dati sensibili sono state coperte)

Il carattere eccezionale della scoperta e l'irritualità della scheda completamente bianca assumono poi particolare rilievo dal momento che nella sentenza ordinanza prodotta nell'ambito del procedimento penale n. 1102/85 A - n. 369/85 A, di cui si riporta sotto uno stralcio, viene menzionata una circostanza che presenta delle evidenti analogie con quella appena descritta.

In aggiunta a quanto sopra, appare utile richiamare infine anche un'interessante e, per certi versi, curiosa nota relativa ad alcune notizie apprese da un Ispettore della Polizia di Stato in quiescenza in ordine alla sua riferita presenza - insieme ad altro personale DIGOS - in Via Fani poco dopo l'eccidio (14). Stando al contenuto riportato in tale nota, emergono diversi elementi ed indicazioni di interesse tra i quali meritano di essere segnalati i punti seguenti:
> la mattina del sequestro dell'On.le Moro si stava recando con altri colleghi fuori città per svolgere un non meglio precisato servizio;
> erano 4 o 6 persone complessivamente distribuite su due autovetture, di cui una, probabilmente, era una FIAT 127;
> l'auto del brigadiere capo equipaggio, la sola munita di apparato radio collegato con la sala operativa, si diresse ad un certo punto verso via Stresa fermandosi poco prima dell'incrocio con via Fani;
> sceso dalla vettura di servizio notò in via Fani delle auto ferme sul lato strada e, anche se non si avvide della presenza di persone ferite o uccise, capì che era successo qualche cosa di grave. Contestualmente si accorse di una signora affacciata su un balcone e, consapevole della possibilità che la stessa potesse dare informazioni di dettaglio su quanto successo, si portò nel palazzo e contattò la donna che nel  frangente parlava al telefono con il proprio marito giornalista. Dopo aver ascoltato la signora tornò su via Fani ove, nel frattempo, erano accorsi numerosissimi funzionari ed operatori delle Forze di Polizia nonché curiosi;
> al momento del suo arrivo con gli altri colleghi in via Fani non erano presenti sul posto persone o autovetture in servizio di Polizia, né con i colori di istituto né con i colori di serie;
> notò solo una persona distinta, che indossava un soprabito color cammello, che si era procurata una lieve ferita ad una mano;
> sul luogo vi era molta confusione e, non avendo ricevuto disposizioni ed incarichi inerenti lo specifico tragico evento delittuoso, si allontanò da via Fani insieme ai colleghi di pattuglia per assolvere alle attività per le quali erano stati comandati di servizio.


NOTE:


(1) Le tre relazioni approvate dalla Commissione sono scaricabili all'indirizzo:         https://inchieste.camera.it/moro/documenti.html?leg=17&legLabel=XVII%20legislatura.

(2) Si veda in proposito la lettera inviata dal giudice Rosario Priore a Giuseppe Fioroni, reperibile all'indirizzo:    https://www.iltempo.it/politica/2018/03/15/news/infamante-laccusa-di-aver-occultato-la-verita-1055752/.

(3) Relazione sull’attività svolta approvata dalla Commissione nella seduta del 6 dicembre 2017 (Doc.XXIII, n.29), pag. 273.

(4) Sulla base delle recenti indagini affidate alla Polizia di Stato, la CM2 ha appurato che la Alfasud beige, autovettura in dotazione alla DIGOS della Questura di Roma e normalmente assegnata al dottor Giancristofaro, quella mattina venne utilizzata dal dottor Domenico Spinella, dirigente della stessa DIGOS, per accorrere in via Fani.

(5) Si vedano in proposito “Vuoto a perdere. Le Brigate Rosse, il rapimento, il processo e l'uccisione di Aldo Moro” di Manlio Castronuovo (Salento Books, 2008.) e “Via Fani ore 9.02. 34 testimoni oculari raccontano l'agguato ad Aldo Moro“ di Romano Bianco e Manlio Castronuovo (Nutrimenti, 2010.

(6) Relazione sull’attività svolta approvata dalla Commissione nella seduta del 11 dicembre 2015 (Doc.XXIII, n.10), pag. 124.

(7) Si veda in proposito la nota inviata dal magistrato Gianfranco Donadio Prot. 2849 del 26/04/2017 (Doc. 960/1), pag. 5, reperibile all'indirizzo http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0960_001.pdf.

(8) Nell'aprile del 1972 alla versione standard viene affiancata la 3p, dotata del portellone posteriore, mentre dal 1975 è disponibile, sia per la versione a 2 porte che per quella a 3, il livello di finitura "Special", che si distingue per una diversa plancia, per i sedili bicolore con poggiatesta a richiesta, per i profili laterali in metallo e gomma, per la luce di retromarcia, per i diversi paraurti con profilo gommato, per i copricerchi specifici, per l'inedita mascherina a maglia quadrata, per i profili cromati sui gocciolatoi, sui fanali anteriori e posteriori, sulle maniglie apriporta interne ed esterne, sui pannelli, sui braccioli e perfino sul lato esterno delle guarnizioni dei vetri (https://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_127).

(9) Si veda in proposito il filmato Aldo Moro 55 gorni di passione reperibile all'indirizzo:        
https://www.youtube.com/watch?v=hXASlgP5kSk (min. 2:28 / 47:11).


(10) L'art. 1 della legge istitutiva della CM2 (Legge 30 maggio 2014, n. 82) disponeva che il della Commistione era quello di accertare:             
a) eventuali nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti Commissioni parlamentari di inchiesta sulla strage di Via Fani, sul sequestro e sull'assassinio di Aldo Moro;             
b) eventuali responsabilità sui fatti di cui alla lettera a) riconducibili ad apparati, strutture e organizzazioni comunque denominati ovvero a persone a essi appartenenti o appartenute.


(12) Atti CM1 Vol. 106, pag. 224.

(13) Si ringraziano in particolare Giulia Corradi e Ilaria Moroni.

(14) In proposito si rimanda ai documenti reperibili in rete agli indirizzi:   


19 commenti:

  1. La Fiat 127 era denominata Special 3porte (3S 3 Sportelli) ed era il modello più accessoriato della classica utilitaria.

    Normalmente il Ministero degli Interni acquistava il modello base delle vetture Fiat.

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  2. Quell'auto era un'auto civetta,mi sembra di tutta evidenza, ed arrivò,per come è posizionata, assieme o subito dopo l'alfasud.La mia ipotesi da sempre è che a bordo vi fosse il funzionario Correale.Quest'ultimo ricorda infatti di essere arrivato sul luogo assieme a Sinella ,Giancristoforo e Bianconi,ovvero l'equipaggio della alfasud ma l'autista dice che non fosse su quest'auto.
    Invece non mi convince quella testimonianza riportata nell'articolo.Cmq la 127 non è andata via dalla scena del crimine ma è stata "cristallizzata" come l'alfasud.

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  3. ottima inchiesta come sempre,. il capitolo del pra nel caso fritz dovrebbe essere e non e mai stato , guarda caso , molto approfondito,. e un lato debole,. vedi targa 128 cd , vedi targa r4 via caetani , vedi reperti via gradoli 96,. chi c era al pra a livelli altissimi tali da coordinare e selezionare proprio quelle targhe , non sono a caso , lo sapete gia questo,.da chi riceveva imput e a chi dava output ,. 127 in bianco inclusa,. non poteva non sapere la destinazione delle targhe selezionate , avevano una logica precisa , e a un primo controllo sarebbero apparse ok, . non e particolare da poco , il pra e nel pra c e una chiave che se trovata apre le porte chiuse ,. maurizo

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  4. Quella che affacciamo è ovviamente un'ipotesi. Su basi statistiche. È non poco probabile che quella targa fosse quella da noi individuata nella visura che abbiamo riprodotto nel documento.
    Il problema, parlo a titolo personale ma probabilmente condiviso dagli altri, è duplice :primo, perché quell'auto non ha mai suscitato la curiosità di nessuno prima, secondo quali implicazioni potrebbero derivare dal fatto che la targa della 127 rossa fosse proprio quella della visura al Pra da noi riprodotta. E qui la palla passa alla procura di Roma, non spetta certo a noi disporre accertamenti.

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    1. Non so perché esce come anonimo, comunque il precedente commento è il mio, Andrea Guidi, membro del collettivo autore dello studio.

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  5. 41 anni di indagini, vari processi e Commissioni Parlamentari ed ancora NON sappiamo se quell'auto è giunta in via fani prima o dopo la strage e soprattutto chi la guidava ed in quanti. Non esiste alcun verbale e nessun atto che ne riporta la targa. Chi sa si faccia avanti.

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  6. Si faccia avanti la Procura della Repubblica di Roma. Andrea Guidi.

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  7. Il p.r.a. Era gestito dall aci , di proprietà del governo italiano. Cioè dello stato.

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  8. Con finalità di studio sarebbe interessante che il collettivo ritrovasse i organigramma dirigenziali del p.r.a. E dell aci in carica Nel 1978. Maurizio

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  9. ultime due considerazioni ,. la prima ci sono indicazioni che la domenica successiva fu visto alunni su una 127 identica , la seconda la a 112 con cui pecos fece il minitour fani prima di parcheggiarla , e anche interessante

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  10. non mi stupirei se fra i 128 nominativi di dirigenti aziende pubbliche ritrovati a castiglion fibocchi lista p2 , vi fossero anche quelli delle massime cariche p.r.a e aci , non mi stupirei,. maurizio

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  11. Rileggendo la Relazione di Servizio del giorno 16 marzo di Sapuppo e De Berardino,ovvero l'equipaggio della prima autoradio ad arrivare sul luogo,quella del Commissariato Montemario,partita da via Bitossi subito dopo l'allarme ed arrivata in via Fani alle 9.05 circa (dal Brogliaccio),ho notato la loro frase finale che testualmente dice : "Subito dopo sono giunte altre auto della Polizia con a bordo personale di questo ufficio (n.b) e funzionari della Digos,nonchè autoradio dei Carabinieri". Quindi interpretando: "subito dopo" (ovvero dopo il nostro arrivo,ore 9.05) sono giunte altre auto della Polizia con a bordo personale del nostro ufficio ( quindi direi un'altra auto del Commissariato Ps di Montemario)e con personale della Digos.Si potrebbe dedurre quindi che "subito dopo" siano sopraggiunte una auto civetta (la 127 in oggetto cioè) e la nota Alfasud coi funzionari della Digos Bianconi,Giancristoforo e Spinella.Interpretando così, la 127 sarebbe arrivata subito dopo l'autoradio Montemario ma cmq un poco prima dell'Alfasud.
    P.s- sarebbe pure interessante,per conoscere l'orario di fine sequenza temporale,capire dal brogliaccio dei Cc quando arrivò l'autoradio dei Carabinieri.Avremmo così l'orario di inizio e fine della sequenza di arrivo delle auto descritte nel verbale,a partire dalle 9.05 (capiremmo così anche quando è arrivata esattamente la Alfasud che sappiamo partita prima dell'allarme generale).
    Domenico

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  12. Grazie Domenico. Quello che non torna è la visura completamente in bianco, di quella 127 (a differenza ad esempio dell'alfasud di Spinella)... Grazie comunque del suggerimento operativo. Andrea Guidi

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  13. Stralci dalla audizione DI BERARDINO (CM2 - seduta del 17/05/2016)
    1/3

    PRESIDENTE. Il 6 novembre del 1978 lei dichiarò al giudice Imposimato: « Ricordo che assieme a noi arrivò anche un agente di PS in borghese che si mise a piangere dopo aver visto gli agenti e i carabinieri uccisi ». Sostanzialmente le vostre dichiarazioni del 1978 affermano che c’era un altro agente di polizia, in borghese, che è in uno stato di agitazione. Lei se lo ricorda o no ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Non ricordo che questa persona fosse in stato di agitazione. L’ho cancellato dalla memoria.

    PRESIDENTE. Nella sua relazione di servizio del 16 marzo 1978 si legge: « Subito dopo sono giunte altre auto della Polizia con a bordo personale di questo ufficio e della DIGOS, nonché autoradio dei Carabinieri ». Lei riesce a ricordare quanto tempo dopo di voi arrivarono queste macchine ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Arrivarono due, tre, pure cinque minuti dopo, perché noi eravamo molto vicini. Noi per poco...

    PRESIDENTE. Ma una prima macchina se la ricorda, in modo particolare ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Mi sembra che arrivò quella dei Carabinieri, la prima dopo di noi.
    PRESIDENTE. Non si ricorda chi era ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Credo un tenente dei Carabinieri, doveva essere un ufficiale. Mi sembra che arrivò una radiomobile dei Carabinieri.
    PRESIDENTE. E della Polizia, la prima auto che arrivò dopo la vostra era una che apparteneva ad altra struttura o era del commissariato di Monte Mario ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. No, non credo. Diciamo che noi eravamo gli unici in zona perché eravamo sempre sotto organico, quindi non c’erano due macchine del commissariato che vigilassero la zona; perché poi c’era la volante che prendeva due zone, Monte Mario e Primavalle, e l’equipaggio era di tre agenti. Tant’è vero che noi avevamo la famosa Giulia dell’epoca, invece alla volante già avevano consegnato le Alfette, mi sembra.
    PRESIDENTE. Quindi voi siete arrivati con la Giulia in due, mentre la volante, che faceva...
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. ...Monte Mario - Primavalle, penso che sia arrivata con l’Alfetta, sì.
    PRESIDENTE. Ed erano in tre, loro.
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Sì, gli equipaggi delle volanti erano sempre di tre persone.



    http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/68/audiz2/audizione/2016/05/17/leg.17.stencomm.data20160517.U1.com68.audiz2.audizione.0087.pdf

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  14. Stralci dalla audizione DI BERARDINO (CM2 - seduta del 17/05/2016)
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    PRESIDENTE. Ricapitolando, lei arriva con Sapuppo. È il primo che vede Zizzi, prova a sdraiarlo e chiamate l’ambulanza. Poi arriva l’auto dei Carabinieri con a bordo un tenente, poi una macchina della Polizia – non una Giulia, ma un’Alfetta – con tre persone sopra e che era la volante di turno. Ho capito bene ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Dovrebbe essere così. Se è arrivato il dirigente del commissariato o qualche maresciallo non lo ricordo... All’epoca c’erano i marescialli.
    PRESIDENTE. Il dirigente del commissariato potrebbe essere arrivato con un’altra macchina ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Sì, però non una che era sul territorio.
    PRESIDENTE. Con la macchina sua ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Con la macchina di servizio del commissariato. Ma non era di sicuro con i colori di istituto. Poteva essere un’autovettura in borghese.
    PRESIDENTE. Quindi, con i colori di istituto possono essere la vostra Giulia, sulla quale si andava sempre in due.
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Esatto.
    PRESIDENTE. E l’Alfetta con i colori di istituto, con tre a bordo, che era la volante della zona di Monte Mario e vicinanze.
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Sì, Monte Mario – Primavalle.
    PRESIDENTE. E ricorda l’auto dei Carabinieri, dove c’era un tenente. Mentre se è arrivato, come è possibile, un maresciallo o il commissario di Monte Mario, sono venuti non con la macchina di istituto ma con una senza insegne. Le macchine di istituto erano la vostra Giulia, vostra, con due persone, o l’Alfetta a tre.
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Sì, esatto.
    PRESIDENTE. Ricorda se c’era personale della DIGOS e quando è arrivato ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Personale della DIGOS non mi ricordo, ma se sono arrivati, sono arrivati dopo. E anche dopo queste altre due macchine che ho detto.
    PRESIDENTE. Quante persone ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. A me non si sono presentati, quindi non lo so. Non so se hanno parlato con il mio collega Sapuppo. Con me non si è presentata la DIGOS.
    PRESIDENTE. Il commissario di Monte Mario, che era Marinelli...
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. Il dottor Marinelli, sì.
    PRESIDENTE. Si ricorda quanto dopo di voi è arrivato lì ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. No, non mi ricordo.



    http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/68/audiz2/audizione/2016/05/17/leg.17.stencomm.data20160517.U1.com68.audiz2.audizione.0087.pdf

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  15. Stralci dalla audizione DI BERARDINO (CM2 - seduta del 17/05/2016)
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    FEDERICO FORNARO. Le chiedo ancora uno sforzo di memoria. Sul lato del bar Olivetti era posteggiata una Mini Minor. Lei la ricorda ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. No, non la ricordo.
    FEDERICO FORNARO. Non ricorda neanche che successivamente c’era anche una 127 ?
    MARCO LIBERATO DI BERARDINO. No.

    PRESIDENTE. Se non ci sono altre domande, noi ringraziamo il sostituto commissario Di Berardino per la sua disponibilità. Ci aggiorniamo alla settimana prossima. Ritengo che oggi siano emersi due elementi rilevanti: la Giulia girava con due agenti, l’Alfetta girava con tre e c’era una macchina dei Carabinieri con un tenente. Ricordo anche una nota del 16 marzo 1978 dove risulta un’auto civile della Polizia denominata « Squalo quattro » che va all’inseguimento, senza colori di istituto. Quindi, c’è una prima, con due, una seconda, con tre, e una che va all’inseguimento che è « Squalo quattro ».
    FEDERICO FORNARO. È possibile che Di Leva confonda quelle da due e quelle da tre.
    PRESIDENTE. È possibile che confonda oppure che qualcuno non dica la verità. Se uno viene affiancato… Dichiaro conclusa l’audizione.


    http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/68/audiz2/audizione/2016/05/17/leg.17.stencomm.data20160517.U1.com68.audiz2.audizione.0087.pdf

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  16. Ecco, appunto, questa 127 chi la vede arrivare, nessuno?...

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  17. Non si può non notare la diversità di quello che hanno detto adesso in audizione -Sapuppo e De Berardino-rispetto a quanto scrissero quel 16 marzo ,a caldo,nella loro Relazione di Servizio (di cui ho riportato la parte finale sopra).Nel '78 ,infatti ,ricordarono perfettamente (del resto erano passate poche ore dal loro intervento in via Fani)la sequenza di arrivo delle altre auto ,e indicarono l'arrivo della Digos "subito dopo" di loro (idem per un'altra auto del Commissariato Montemario).Oggi dicono di non ricordare più neppure l'arrivo della Digos ( sull'alfasud).Negli anni passati pensavo mentisse solo Di Leva,ora non più.Qui mentono tutti.
    Alla fine quella 127 arrivò e dovette arrivare molto presto per dove sta..o subito prima dell'alfasud o subito dopo.
    P.s. il brogliaccio dei Cc riporta il primo allarme ricevuto alle 9.15,avvertiti dalla Questura,e sono indicate le autoradio che subito inviano.Dunque,seguendo la Relazione del 1978 di Sapuppo e De Berardino, se alle 9.05 arriva la Montemario e poi altra auto del Commissariato e poi Digos e solo infine autoradio Cc,avremo che questa sequenza di arrivi è da porsi tra un intervallo tra le 9.05 e le 9.15/20.

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  18. sempre con riferimento alla relazione di servizio di Di Berardino datata 16/03/1978, altro passaggio da approfondire in relazione alla 130 in sosta:
    << ho preso notizia dai presenti che poco prima quattro malviventi vestiti da aviere dopo aver fatto fuoco avevano sequestrato l'O.le Moro che viaggiava a bordo dell'auto 130 che era in sosta in Via Mario Fani >>

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