mercoledì 5 ottobre 2022

 LA BIONDA DI FREGENE (Seconda parte)

 A cura di: Gion Mamon

 

BRIGITTE E ALTRE STORIE MAI SCRITTE





Molti spettri si aggirano nel caso Moro e, checché se ne dica, quasi nessuno ha a che fare con le sedute spiritiche. Alcuni personaggi compaiono come fantasmi durante i giorni del sequestro per poi sparire e a volte ritornare solo dopo anni e anni. Nella prima parte [1] ho cercato di mostrare come le indagini su una donna tedesca a fine marzo 1978 siano state volutamente insabbiate dall’ Ucigos, nonostante l’interesse mostrato da guardia di finanza, carabinieri e polizia nei suoi riguardi.

Finora l’identità della donna è rimasta sconosciuta o classificata.

In questa seconda parte cercherò di dare un nome e un volto non solo a lei, ma anche ai suoi amici e connazionali che si trovavano in Italia in quel periodo. Basandomi su documenti della Stasi e diverse fonti aperte, cercherò di ricostruire una storia che forse parte da Fregene a fine marzo 1978 per poi finire in Jugoslavia il 9 maggio. Per evitare fraintendimenti, non mi occuperò del ruolo di appoggio, forse minimo, forse inesistente, della RAF in via Fani, bensì di come la sua presenza in Italia possa aver influenzato indirettamente le indagini e la nascita di una delle fallite trattative in corso per la liberazione dell’ostaggio.

A ben pensarci, però, la nostra storia potrebbe partire da Treviso il 2 gennaio 1977 quando Prospero Gallinari evade di prigione. Secondo le dichiarazioni rese da Paolo Taviani alla Procura di Brescia [2], Gallinari sarebbe stato fatto evadere allo scopo di arrivare a chi dirigeva le brigate rosse all’epoca. Un appunto dei Carabinieri di fine aprile 1978 riporta che una fonte confidenziale avrebbe visto Gallinari in un bar di via Appia Nuova il 15 novembre 1977 in compagnia di un giovane tedesco, di una donna e di un ricercato per più sequestri di persona [3]. Gallinari avrebbe discusso l’organizzazione di un eclatante sequestro a sfondo politico ma il pregiudicato non avrebbe ritenuto la proposta economicamente vantaggiosa. Il tedesco sarebbe stato identificato dalla polizia tedesca, il BKA (Bundeskriminalamt), in Siegmund Hoppe, uno dei membri della Rote Armee Fraktion elencati nel bollettino inviato agli italiani il 30.12.1977.  

Quel che qui mi preme  sottolineare sono due elementi: la strategia a “guinzaglio lungo” e la presenza di un membro della RAF a Roma già a metà novembre. In realtà ci sarebbe più di un motivo per dubitare dell’esatta identificazione del tedesco [4], ma come vedremo esiste una miriade di indizi, prove e rapporti che riferiscono di contatti e supporto logistico vicendevole tra RAF e brigate rosse. Tra le prove dirette che non lasciano adito a dubbi ci sono ad esempio i falsi documenti italiani trovati addosso a Elisabeth von Dyck quando venne uccisa in uno scontro a fuoco a Norimberga il 4 maggio 1979 o quelli trovati a Rolf Heißler arrestato un mese dopo. Il modulo della carta d’identità faceva parte di uno stock in bianco rubato nel 1972 a Sala Comacina (Como) [5]; due moduli provenienti dallo stesso furto furono rinvenuti nel covo di via Gradoli. I timbri sulla patente provenivano dalla prefettura di Roma e furono anch’essi ritrovati in via Gradoli. Sulle collaborazione generica tra i due gruppi esiste un rapporto della Stasi che discuterò più avanti. Un documento dagli archivi dei servizi militari bulgari [6] (citando un presunto rapporto del KGB) parla di un diretto coinvolgimento della RAF nel sequestro Moro e così apparentemente un documento del BKA tedesco del 9 gennaio 1979 [7]. 

Si tratta, però, di documenti generici, non risolutivi, influenzati probabilmente dalla mole di segnalazioni sulla presenza dei tedeschi in Italia durante i 55 giorni. Su alcune di queste, oggi spesso dimenticate, vorrei brevemente soffermarmi. Nella riunione del comitato di crisi del 17 marzo viene deciso di chiedere l’aiuto della polizia criminale tedesca (BKA) ipotizzando una complicità tra BR e RAF. La Germania manda 5 agenti che dal Viminale mettono a disposizione il cervello elettronico dell’antiterrorismo a Wiesbaden. In un’intervista a l’Europeo, riportata in un lancio ANSA del 28 marzo [8], Hans Georg Fuchs del BKA spiega che il responso del computer tedesco sul luogo di prigionia di Moro sarebbe stato “un'area a ovest di Roma, verso il mare, oppure in una zona di confine della Svizzera italiana, tra il nord della Lombardia e il Canton Ticino”. Nei giorni precedenti, in effetti, le ricerche si erano concentrate sul litorale laziale e proprio da un elicottero della Finanza era stata avvistata la “Bionda di Fregene” insieme ad altre persone [1]. (La stessa zona e gli esperti tedeschi vengono citati anche nel racconto di Di Donato, per quanto riferendosi alla fase finale del sequestro [9].) Per capire appieno la risposta del computer si deve considerare il grande ruolo nel sequestro Moro che i tedeschi attribuivano a Christian Klar, membro della RAF.

Klar tempo addietro avrebbe cercato rifugio nei pressi del Lago Maggiore e sarebbe stato anche avvistato a Roma il 14 marzo [8, 10]. I poliziotti lo avrebbero riconosciuto in base alle foto mostrate loro dagli agenti del BKA [8]. Che i tedeschi attribuissero a Klar la regia del sequestro riferiscono diversi giornalisti, tra cui Vittorio Lojacono il 13 aprile [11], come anche France-Soir alcuni giorni prima, la televisione austriaca il 19 aprile, l’unità il 25 aprile [12] e Newsweek il primo maggio [13]. Piuttosto curiosa è la presenza ricorrente in questi articoli del nome di Angela Luther accanto a quello di Klar. La cosa interessante è costituita dal fatto che la Luther risultava già da anni scomparsa, eppure ricercata in quanto sospettata dell’omicidio del banchiere Jürgen Ponto nel 1977. Omicidio che sarebbe stato invece condotto da Christian Klar insieme a Brigitte Mohnhaupt. 

Di quest’ultima parleremo presto: teniamo però, in conto, la possibilità di un errore nei nomi o forse uno scambio di identità tra la Luther e la Mohnhaupt. Di un Klar a capo del commando in via Fani si parla anche in un articolo del settimanale del PCI “Giorni” del 26 aprile [14]: Guido Cappato avrebbe intervistato a Lugano un presunto agente dello Shin Beth, uno dei tre servizi segreti israeliani, il quale avrebbe indicato dietro a Klar l’appoggio della rete di Carlos lo Sciacallo e della Libia. Quale che sia la percentuale di verità in tali dichiarazioni, teniamo conto dell’associazione tra Carlos, alcuni membri della RAF e il caso Moro perché ritornerà da tutta altra fonte e in modo inaspettato. 

Come dicevo al principio, non mi interessa qui ricostruire se o cosa abbia effettivamente fatto la RAF in via Fani, quanto capire se qualcuno dei suoi membri fosse in Italia in quel periodo e dove. Torniamo, dunque, agli avvistamenti di Klar. Dopo aver letto l’articolo di Lojacono il 13 aprile, un pendolare della tratta Santa Marinella-Roma si presenta alla polizia, sicuro di riconoscere nella foto sul giornale un viaggiatore silenzioso avuto di fronte 15 giorni  prima [15]. Possibile che Christian Klar e Angela Luther (o Brigitte Mohnhaupt) si nascondessero sul litorale laziale?

 

Nella prima parte di questo articolo ho accennato il fatto che la misteriosa Bionda di Fregene [1] non fosse l’unica cittadina tedesca ad essere oggetto di indagini da parte di Ucigos, Guardia di Finanza e Carabinieri. E pur tuttavia, sia la sua identità che quella dei suoi amici risulta tuttora sconosciuta e annerita nei rapporti disponibili. Possediamo, però, due identikit della donna e del suo amico tedesco [16].

Consideriamoli ora più attentamente e confrontiamoli con alcune foto segnaletiche [17].


Immagine 1: Confronto con Klar e Mohnhaupt

 Maschio trentenne, 1.75-1.77 ,   sopracciglia folte, volto scavato   sul lato sinistro, occhi castani.

 Donna ventenne, 1.60,   corporatura massiccia, occhi   chiari.

 



 Christian Klar, 26 anni, 1.80-   1.82, sopracciglia folte, volto   scavato dal lato sinistro, occhi   chiari.

  Brigitte Mohnhaupt, 29 anni,   1.60, corporatura massiccia,   occhi chiari.





Immagine 2: Confronto con Heißler e Luther

Maschio trentenne, 1.75-1.77, sopracciglia folte, volto scavato sul lato sinistro, occhi castani.

Donna ventenne, 1.60, corporatura massiccia, occhi chiari.

 





Rolf Heißler, 30 anni, 1.75, occhi castani.

 Angela Luther, 38 anni, 1.77, occhi chiari.


 



 

 

Immagine 3: Confronto con Boock e Barz.

 Maschio trentenne, 1.75-1.77,   sopracciglia folte, volto scavato,   sul lato sinistro, occhi castani.

 Donna ventenne, 1.60,   corporatura massiccia, occhi   chiari.





 Peter-Jürgen Boock, 27 anni,   1.72, occhi verdi-castano, volto   leggermente scavato a sinistra.

  Ingeborg Barz, 30 anni, 1.61,   occhi azzurri.


  

Prima di commentare questo confronto, voglio sottolineare che il numero dei militanti della RAF all’epoca a piede libero e ancora in vita era dell’ordine di poche decine. Andando per esclusione e basandomi sui dati segnaletici, ho selezionato i nomi di chi non poteva essere subito escluso a priori e di chi fosse stato insistentemente segnalato nei dintorni di Roma. 

Passiamo ora ad una breve analisi. Christian Klar (Immagine 1) non corrisponde al profilo del tedesco di Fregene: occhi chiari invece che scuri, circa 5 cm o più di differenza nell’altezza. Heißler e Boock, invece, potrebbero entrambi adattarsi alla descrizione dell’uomo visto a Fregene. Di Heißler abbiamo già detto che quando fu arrestato nel 1979 gli vennero trovati addosso dei documenti falsi italiani. Heißler aveva, inoltre, pernottato in un albergo di Roma attorno a capodanno insieme a Clemens Rolf Wagner, come scoprì in seguito il BKA [18]. 

Come vedremo, Wagner verrà poi arrestato insieme a Boock, Sieglinde Hoffmann e Brigitte Mohnhaupt in Jugoslavia. Fra Boock e Heißler è comunque il primo, a mio avviso, a somigliare di più all’identikit. 

Due parole, allora, in più su Boock e Mohnhaupt: non solo stavano insieme, ma lui, eroinomane, era il braccio destro di Brigitte che all’epoca dirigeva la RAF dopo la morte di Baader ed Esslin. Ora occupiamoci della donna. Pur ammettendo una notevole somiglianza tra la Luther (Immagine 2) e l’identikit, ci sentiamo di scartarla per il grosso divario di altezza (17 cm) e di età presunta (16-17 anni). Di Angela Luther, figlia di un famoso e facoltoso avvocato e sposata per un certo tempo con un attore e regista tedesco, si erano già perse le tracce da tempo e si sospetta che abbia cambiato identità e si sia trasferita nella DDR o in Iraq, come anche altri membri della RAF faranno negli anni a venire. Ancora oggi è ricercata dall’Interpol [19]. 

Notevole è anche la somiglianza di Ingeborg Barz con la donna misteriosa (Immagine 3): l’altezza coincide e il divario di età potrebbe rientrare in un margine accettabile. Non è un caso, però, che nella foto dimostri poco più di venti anni, dato che non si hanno più notizie di lei dal 1972. Alcuni ritengono che sia stata eliminata dai suoi stessi compagni perché voleva lasciare il gruppo, ma questo non è mai stato provato, mentre al contrario esistono indizi concreti (impronte digitali in un albergo irlandese) e testimonianze di lei in vita anche dopo la sua presunta esecuzione [20]. Questo per dire che la Barz non si può escludere rapidamente, ma sembra piuttosto improbabile che fosse lei. Boock e Mohnhaupt sembrerebbero ben adattarsi all’identikit e questo si accorda anche col fatto che fossero una coppia e si muovessero insieme.

 

Ora vediamo se ci sono documenti che potrebbero supportare tale ipotesi. Dal rapporto della Guardia di Finanza sappiamo che sia la donna che l’uomo furono identificati [21], così come l’indirizzo presso cui abitava la donna e il nome del proprietario dell’appartamento. I funzionari interrogarono la portinaia del palazzo ottenendo le seguenti informazioni. La donna guidava un G.T. 1300 alfa romeo rosso con targa tedesca e riceveva numerose visite. I carabinieri già in data 25 marzo (dunque un giorno prima l’episodio dei volantini sotterrati sulla spiaggia) avevano svolto indagini sulla donna e chiesto alla portinaia di annotare i numeri di targa dei visitatori. L’uomo guidava una BMW anche essa con targa tedesca. La presenza della bionda in paese non era, insomma, passata inosservata. Prima di passare al ruolo che ebbe Brigitte in una trattativa per la liberazione di Moro, chiediamoci il perché dell’insabbiamento da parte dell’Ucigos. Si trattò, probabilmente, di una decisione investigativa e politica, simile forse a quella seguita con Gallinari. Lasciare la Mohnhaupt libera, pedinandola e credendo così di giungere a liberare Moro, identificare covi, catturare brigatisti. Ignorando i mandati di cattura della Germania, ovviamente. Questo, in prima battuta, potrebbe spiegare l’opacità delle indagini. Ora vedremo che, probabilmente, c’era molto di più da occultare.

 

Chi si fosse sintonizzato su Radio Due il 24 aprile, verso le 18:35 avrebbe ascoltato un curioso messaggio in codice [22]: “Il Conte sta dirigendosi in Jugoslavia. La famiglia prenda contatto.” All’epoca direttore di Radio Due era Corrado Guerzoni, amico e stretto collaboratore di Aldo Moro. Ma chi era il conte e cosa significava questo messaggio? Negli anni è venuto fuori un viaggio compiuto da Sereno Freato in Jugoslavia durante il sequestro allo scopo di chiedere la mediazione del maresciallo Tito in una trattativa per liberare Moro. Si trattava di un tentativo “quasi privato”, organizzato dalla famiglia Moro, da Freato e pochi altri. Freato avrebbe usato un aereo privato messo a disposizione da un giovane imprenditore milanese (Silvio Berlusconi) e avrebbe ottenuto il contatto con Tito grazie a Eugenio Carbone, direttore del Ministero dell’industria. In un momento imprecisato, Tito avrebbe scritto a Pertini dicendo di avere catturato alcuni membri della RAF. Fulvio Martini riferisce di essere andato il 9 maggio in Jugoslavia a prelevare i detenuti, di averli visti e poi di aver ricevuto l’ordine di tornare a casa dopo il ritrovamento del corpo di Moro. La notizia della cattura di Mohnhaupt, Boock, Hoffmann e Wagner viene data solo l’11 maggio. 

Per farla breve, dopo una infruttuosa trattativa con la Germania vennero liberati dopo alcuni mesi. È più che ragionevole pensare che fossero stati arrestati prima di quanto dichiarato. Possiamo pensare che casualmente i quattro avessero lasciato l’Italia e per caso fossero stati fermati in Jugoslavia. Ma forse non è andata semplicemente così. Questa è una dichiarazione del giudice Rosario Priore davanti alla commissione parlamentare, dopo aver accennato al programmato viaggio nello Yemen del Sud del figlio di Moro… [23]:

 “ROSARIO PRIORE.[…] un Executive dei nostri servizi avrebbe dovuto prendere a bordo i quattro terroristi della RAF chiesti in cambio che la Germania aveva acconsentito, dietro le pressioni del nostro Governo, a liberare. Costoro avevano preso un treno che attraversava la Jugoslavia, che forse non era stata avvisata o forse volle mandare a monte l'operazione e li arrestò. […] Stavano andando in Medioriente. Noi avevamo mandato, come detto, un aereo perché da  Beirut non c'erano collegamenti aerei frequenti con lo Yemen del Sud e non appariva opportuno che quei personaggi viaggiassero su aereo di linea. 
Questo piano era stato concepito dal capo del servizio segreto della Germania orientale, cioè il famoso Wolf. Era lui che presiedeva a quel piano. Tenete presente che il piano era stato seguito anche dal nostro servizio militare, quindi da Martini, e avrebbe dovuto funzionare alla perfezione. Poi l'imprevisto arresto dei quattro della RAF che andavano come merce di scambio ha buttato all'aria tutto il piano, che secondo alcuni era addirittura sotto la supervisione […] del Mossad israeliano. 
Erano tutti i grandi servizi che si stavano adoprando per quel progetto di liberazione: «dare qualcosa in cambio della liberazione di Moro». 
Cossiga ha sempre ripetuto che egli aspettava al Viminale che da un momento all'altro apparisse Moro. Qualche cosa, ripeto, è andata storta.”

 

È bene precisare che Priore condusse le indagini sul caso Moro ma qui riporta diversi elementi mischiati a sue illazioni e alcune imprecisioni. Per quanto piuttosto confusa e parziale, la ricostruzione di una delle trattative in corso da lui delineata corrisponde in buona parte a quella tratteggiata dal terrorista Carlos dal carcere [24], nonché a quella romanzata dall’allora sottosegretario agli Esteri Franco Mazzola ne “I Giorni del Diluvio”, romanzo praticamente introvabile, stampato per la prima volta in forma anonima nel 1985 [25]. 

Ovviamente non è qui possibile districare la matassa aggrovigliata di voci e mezze verità, almeno prima che siano aperti alcuni archivi sia italiani che stranieri. Qui vorrei porre alcuni quesiti destinati per ora a restare aperti che riguardano il ruolo di Brigitte Mohnhaupt. Quel che dichiara Priore riguardo a lei non è corretto: non fu liberata dai tedeschi dietro pressione italiana. Prima di andare in Jugoslavia avrebbe partecipato insieme alla Hoffmann ad un vertice brigatista in un covo milanese durante il quale avrebbe cercato di convincere le BR a liberare Moro [26]. Questo è quello che lei dichiarò durante gli interrogatori in Jugoslavia ma le sue parole trovano conferma anche in un documento della Stasi da me ritrovato [27]: 

Immagine 4. Traduzione parziale: “Secondo resoconti di organi di sicurezza avversari sono disponibili le seguenti informazioni: -Partecipazione del capo della RAF Brigitte Mohnhaupt a riunioni interne delle Brigate Rosse -Basi logistiche in comune alle due forza nel territorio del Nord-Italia.”

Probabilmente la fonte della Stasi era una talpa nel BKA o nel Verfassungsschutz (servizio segreto civile) della Germania Occidentale [28]. Del resto, Volker Weingraber, un informatore di quest’ultimo, si era infiltrato nella rete degli autonomi di Milano proprio a inizio 1978.

Una conferma indiretta di questo incontro con la Mohnhaupt a Milano potrebbe arrivare, persino, dalle parole di Mario Moretti nel libro intervista a Rossana Rossanda, per quanto probabilmente in forma di mezze verità [29]:

 

 A dirigere la RAF era la Mohnhaupt e nell’estate 1978 era ancora detenuta in Jugoslavia.

La riunione si sarebbe svolta secondo Robert Katz fuori Milano domenica 7 maggio e avrebbe visto un fronte delle “colombe” interno alle BR e sostenuto dalla RAF soccombere ai falchi.

Secondo Carlos, i tedeschi furono pedinati e quasi arrestati in un tentato blitz delle forze speciali e per questo motivo fuggirono in Jugoslavia. Di questo tentato arresto e pedinamento non esiste traccia nei documenti ufficiali noti. Se vi fosse, qualcuno dovrebbe prendersi la responsabilità per non averla arrestata o almeno interrogata. Scelta moralmente e strategicamente forse legittima, ma difficile da spiegare davanti alla legge.

Forse Brigitte Mohnhaupt fu effettivamente tenuta d’occhio da Fregene a Milano; forse contattata dalla rete di Carlos e di Wolf per patrocinare la liberazione di Moro. Forse fu usata come esca.  Forse fu mandata appositamente in Jugoslavia per essere arrestata e poi liberata. L’Italia, arrestandola, avrebbe dovuto estradarla in Germania, non scambiarla con Moro. Sono storie che non sono state ancora scritte, fantasmi della mente. Cose che non possiamo ancora sapere.

Almeno per il momento.

Nelle montagne di carte sul caso Moro possiamo leggere i nomi e gli indirizzi di centinaia, forse migliaia di persone, ma non quello di una ragazza bionda tedesca e del suo amico.

Un motivo, forse, ci sarà.


Fonti

[1] http://www.sedicidimarzo.org/2022/03/la-bionda-di-fregene-un-curioso-caso-di.html

[2] Pag. 1-2 https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/1162_001.pdf

[3] Pag. 55 e seguenti  https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/1162_001.pdf

[4] S. H. era stato nel 1976 erroneamente sospettato di essere uno dei dirottatori dell’aereo fatto atterrare a Entebbe. Pag. 249  https://www.ifz-muenchen.de/heftarchiv/2013_2_4_eikel.pdf

[5] Pag. 29  https://gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0879_001.pdf

[6]  https://comdos.bg/Нашите%20издания/mezhdunarodniyat-terorizamhttps://www.segretidistato.it/?p=46

[7] Pag. 7  https://www.academia.edu/43490841/La_pista_rossa_del_CASO_MORO

[8]  http://www.vuotoaperdere.org/news/LanciAgenzia.asp

[9] p. 230  http://pietrodidonato.com/wp-content/uploads/2019/11/The-Aldo-Moro-Story.pdf

[10] https://archivio.unita.news/assets/main/1979/06/21/page_005.pdf

[11] “Il computer conferma: Cercate Klar e troverete Moro” p.11-13, Vittorio Lojacono, La Domenica del Corriere 13 aprile 1978

[12] https://archivio.unita.news/assets/main/1978/04/25/page_019.pdf

[13] p.13 Newsweek, 1.05.1978  https://archive.org/details/pub_newsweek

[14] p. 231-232  https://gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD9/6/CXXVI.pdf

[15] p. 862  https://patrimonio.archivio.senato.it/inventario/scheda/moro-viii-leg/IT-SEN-072-000494/rapporto-n-050714-digos-data-20-aprile-1978-allegati-p-846#lg=1&slide=0

[16]   http://www.sedicidimarzo.org/2017/12/lalbum-di-identikit-e-foto-segnaletiche.html

[17] p. 3  https://socialhistoryportal.org/sites/default/files/raf/0019790400_03_0.pdf

[18] p. 229   http://leg13.camera.it/_dati/leg13/lavori/doc/xxiii/064v01t05p02_RS/00000015.pdf

[19]  https://www.interpol.int/en/How-we-work/Notices/View-Red-Notices#1972-538

[20] https://contromaelstrom.com/2011/09/21/colloquio-con-un-compagno-del-movimento-2-giugno/

[21] p. 829-830  https://gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD9/6/CXXV.pdf

[22] p. 60 e seguenti  https://gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0622_001.pdf

[23]  http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2014/12/17/indice_stenografico.0015.html

[24]  https://dagobertobellucci.wordpress.com/2011/10/30/il-caso-moro-secondo-carlos-intervista-esclusiva-di-paolo-cucchiarelli-per-l’ansa-2008/

[25] Anonimo, I giorni del Diluvio, Rusconi 1985. (Franco Mazzola, Aragno, 2007.)

[26] Robert Katz, I Giorni dell’Ira, AdnKronos, 1982, p. 248-249 

[27] MfS-HA XXII Nr. 406/9 BStU 000035                 

[28] Ringrazio Gianluca Falanga per le sue osservazioni a riguardo.

[29] Moretti, Mosca, Rossanda,  Brigate Rosse :Una storia italiana ,   https://www.academia.edu/10878069/Brigate_Rosse_Una_Storia_Italiana_Mario_Moretti_Rossana_Rossanda_Carla_Mosca


82 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  2. Non vi è alcuna prova, alcuna certezza di un coinvogimento della raf nel caso Moro. Correre appresso ai depistaggi dei servizi segreti n.a.t.o. e sionazisti, e di quelli italiani, cioè delle stesse fonti complici del rapimento Moro, è insensato. Fin dal dopo strage si cominciò a depistare su coinvolgimento tedesco, dagli achtung achtung della psicopatica eleonora gulgielmo, alle borse tedesche contro cui metteva giustamente in guardia Pecorelli definendole sassolini di Puccettino, ai furgoni viterbesi con targa tedesca etc. - nulla di tutto ciò ha mai provato coinvolgimento. Peraltro, il geniale Fassbinder metteva tragicamente in guardia contro la fede cieca nella genuinità della "dritte generation" raf nel suo splendido film eponimo del 1979.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fin dalle prime righe speravo emergesse che non mi sarei occupato del presunto ruolo della Raf nel caso Moro, bensì di come la ricerca dei membri della raf durante il sequestro possa aver influenzato le indagini e portato ad un tentativo di liberazione. Se ne è parlato troppo e male, sono d’accordo.

      Elimina
  3. Basarsi su documenti della stasi e su fonti aperte, come se fossero verità necessariamente, è assurdo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Assolutamente d’accordo. Infatti non credo di averle riportate come verità. Serve a ricostruire il come e il perché si indagò in certe direzioni, spesso erronee. E pur tuttavia si insabbiò qualcosa. La domanda è allora perché?

      Elimina
  4. " Un appunto dei Carabinieri di fine aprile 1978 riporta che una fonte confidenziale avrebbe visto Gallinari in un bar di via Appia Nuova il 15 novembre 1977 in compagnia di un giovane tedesco, di una donna e di un ricercato per più sequestri di persona " : tutto ciò è inverificabile, ergo pensare che siccome lo dice un appunto dei carabinieri, l´arma più coinvolta nel golpismo italiano fin dal piano solo, allora è vero, è assurdo.

    RispondiElimina
  5. " Hans Georg Fuchs del BKA spiega che il responso del computer tedesco sul luogo di prigionia di Moro sarebbe stato “un'area a ovest di Roma, verso il mare, oppure in una zona di confine della Svizzera italiana, tra il nord della Lombardia e il Canton Ticino”. " : ah già, se lo dice fuchs allora è vero...ma per favore ! Le lettere di Moro ci provano con certezza assoluta che la prima e principale prigione fu vicinissimo a casa sua (in macchina, s´intende : a pochi minuti di macchina) ; e che al mare sul litorale laziale fu trasferito solo a maggio, per pochissimi giorni, per poi finire al ghetto per poche ore. Ma quale svizzera, ma per favore, cerca di riflettere prima di pubblicare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non mi pare di aver scritto di sostenere in alcun modo questa ipotesi. Al contrario, pensavo fosse chiaro che riportavo solo quel che gli agenti del bka all’epoca pensavano, sbagliando e attribuendo un ruolo eccessivo a Klar.

      Elimina
  6. il documento della stasi, o presunto tale, che pubblichi, almeno nella parte della foto, non dice affatti che monhaupt cercò di convincere le "br" a liberare Moro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Confermerebbe la sua partecipazione al vertice, non le sue parole. Il documento è consultabile da chiunque vada di persona nell’archivio, se si conosce il numero citato e si fa una domanda una settimana in anticipo. Non dimostra in modo inequivocabile nulla, ma suggerisce che forse ebbe luogo.

      Elimina
  7. la fonte che citi per la monhaupt proponente liberazione Moro è il notorio robert katz, depistatore sionazista quant´altri mai - attendibile quant´altri mai, prove zero.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il condizionale infatti ha questa funzione, quella di riportare ipotesi. Di per se’ è ininfluente se davvero abbia auspicato la sua liberazione o no. Mi interessa cercare di capire come finì in jugoslavia ma per ora non possiamo avere certezze. L’articolo cerca di identificare l’anonima bionda di Fregene, non di dimostrare tesi precostituite. Katz si basava sulle dichiarazioni rese agli jugoslavi e trasmesse ad altri, probabilmente. Magari aveva mentito lei o gli jugoslavi. Non lo sappiamo.

      Elimina
  8. Ciao, prima di tutto ottimo lavoro. Ho commentato sotto la prima parte, ma dato che questo è stato appena pubblicato: il commissario UCIGOS Antonio Esposito è per caso questo? https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Antonio_Esposito

    Sarebbe cosa parecchio interessante.

    RispondiElimina
  9. Ciao, rimaniamo al primo commento che avevo postato.

    RispondiElimina
  10. Io non dico sia una perdita di tempo correre appresso alla monhaupt o a klar etc., con riferimento anche se labile al caso Moro. Sostengo che la bionda di Fregene, reale o meno che sia, è l´ennesimo depistaggio, deliberato o meno, rispetto alla ricerca dei reali autori materiali e mandanti dei 55. Non è prioritario occuparsi della monhaupt durante i 55. Non dico sia inutile, ogni seria ricerca è benvenuta, ma di fronte alla straprovata partecipazione di gladio e affini alla strage per esempio (vedi moscardi, vedi bonanni figlio e padre, vedi barbaro etc.) rincorrere la monhaupt non è prioritario, e rischia di rinfocolare i depistaggi infelisiani stile raf-stasi-kgb oppure br-cecoslovacchia-kgb contro cui ammoniva pecorelli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io capisco il punto e concordo abbastanza nel ritenere le cosiddette piste stasi-kgb in merito al sequestro e alle br forzate e inconsistenti, a volte voluti depistaggi (vedi ambasciata praga). Proprio per questo trovo utile parlare della presenza dei raf in Italia e dei loro rapporti con le br, per il fatto che…sono veri, esistevano e negarli porta acqua a chi vorrebbe attribuire alla raf un ruolo troppo grande. Io ipotizzo invece che la stasi si sia fatta avanti per aiutare il governo italiano con una trattativa e che la mohnhaupt sia stata tirata in un piano o trappola che alla fine non riuscì. Questo è fondamentale da capire, secondo me, per cercare di ricostruire le ultime drammatiche fasi della storia.

      Elimina
  11. Aggiungo che parlare di "raf" come se fosse dura e pura nel 1978-79, dopo l´eliminazione dei capi storici a Stammheim, sarebbe come parlare di "br" dure e pure dopo l´arresto di Franceschini e curcio e l´esecuzione della cagol e la tentata esecuzione di Semeria : le "br" del sequestro Moro, morettian-moruccian-senzaniane, sono dirette da infiltrati di regime. Idem per la raf, o meglio scheinraf, del 78-79. Altro perfetto parallelismo Moro/Schleyer è che gli scheinbr agenti della trimurti gladio/cia/mossad al servizio del bilderberg, oggi sono liberi e ricchi o quanto meno senza affanni materiali - esattamente come i loro colleghi scheinraf : il regime li ha premiati lautamente per aver fatto da prestanome nei 2 falsabandiera :
    peter-jürgen boock fu liberato già 20 anni fa, nel 1998, e vive oggi splendidamente, da libero autore :
    https://story.ksta.de/2017/09/die-entfuehrung-von-hanns-martin-schleyer/
    sieglinde hofmann fu liberata nel 1999, e oggi vive tranquilla da pensionata: cosa abbia fatto per meritare una pensione, lo sa solo il regime che l´ha premiata per i suoi crimini. Bastino questi 2 esempi, cui corrispondono i vari scheinbr morucci, moretti e compagni di merende. Chiedetevi perché il regime li ha premiati così, mentre milioni di anziani onesti e innocenti oggi in Italia fanno la fame - e non hanno voce.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In realtà la raf ha subito in Germania una repressione molto più dura delle br in Italia: Curcio e Franceschini non sono stati ritrovati morti con misteriose armi da fuoco introdotte in prigione. Nessuno paga gli ex raf come consulenti e non vivono di pensione ma del corrispondente aiuto sociale tedesco del reddito di cittadinanza italiano (elargito a 7 milioni di cittadini). La mohnhaupt si è fatta 25 anni e hanno compiuto meno omicidi delle br

      Elimina
    2. Infiltrati di regime ?. Vi e'un distributore di LSD ? Un affiliato dell' Operazione Chaos? Ma che state a di ?

      Elimina
  12. La "raf" in questo senso sostanziale, e le "br", non sono mai esistite - se non come schermo della trimurti gladio/cia/mossad, braccio secolare del capitale globale del bilderberg. Specialmente vero appunto, dopo l´assassinio dei capi storici a Stammheim, e l´arresto o esecuzione o tentata tale dei capi storici br tra ´74 e il ´76. Ma già dall´inizio, dalla fondazione stessa delle "br", da Stella Maris a Pecorile, il vero deus ex machina era l´agente della cia simioni, che gestiva il tutto perché aveva in mano i soldi veri - la cui provenienza è intuitivamente ovvia., dato che la sua segretaria savina longhi aveva lavorato per un manlio brosio alla n.a.t.o. Basta qui leggere il fondamentale Cosa sono le br di fasanella/Franceschini. In questo senso sostanziale, mettersi a discettare di un qualsiasi coinvolgimento della "raf" nei 55, o di tentativi mai provati di liberazione Moro, è del tutto fuori di ogni logica contestuale. SE tali tentativi e coinvolgimenti ci furono, non possono che interpretarsi come ennesimo depistaggio, alla luce di quanto detto. Con questo non volevo assolutamente denigrare la tua utile e faticosa ricerca, che apprezzo anche se non ne condivido l´impostazione. Solo metterla in diversa e più ampia prospettiva storiografica.

    RispondiElimina
  13. Scusi, Anonimo, non è chiaro che depistaggio sarebbe quello di una vicenda che nasce e muore in una settimana, tra il 25 marzo e il primo aprile, con tanto di verbalino del comitato di crisi che certifica la sparizione della bionda, il tutto senza alcun clamore mediatico né approfondimenti fino al nostro primo articolo.

    RispondiElimina
  14. I depistaggi non sono sempre clamorosi : ad esempio, la storiella del di leva e della fulvia (questa sicuramente presente, quello ben poco probabilmente) non ebbe alcun clamore all´epoca, eppure la fabula del di leva depista con tutta probabilità per non dire ragionevole certezza. Quel che intendevo sulla bionda, è che certi episodi, veri o falsi che siano, si iscrivono e vengono percepiti dal lettore profano, come associati alla presunta presenza della presunta raf a Fani, al presunto coinvolgimento in qualsivoglia maniera della presunta raf nei 55, etc. Ma in 44 anni non è mai emerso un singolo straccio di prova di queste cose, mentre sono emerse prove certe di ben altri coinvolgimenti come quelli che citavo. Il lettore ignaro e sprovveduto, leggendo articoli come questo (pur meritori intendiamoci, ripeto che non voglio affatto denigrare la fatica dell´autore né voi che lo avete pubblicato), è portato a percepirli come conferma del presuntissimo nesso 55-raf-stasi-kgb-cecoslovacchia etc., tanto caro agli infelisi di allora e di oggi. Nesso che allo stato dei dati dopo 44 anni, è pura fantasia, depistaggio puro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Elenchi le prove che citava a parte i Vulcaniani con teletrasporto, l Enterprise al bar Olivetti e i klingoniani sotto casa Moro

      Elimina
  15. Leggendo la deposizione di colajanni del 2.9.78 a priore, non so se ridere o piangere. Lasciamo stare per ora, se il colajanni, persona realmente, accertatamente esistente o esistita, dica il vero o no - cosa di cui però è lecito dubitare, in totale assenza di prove. Vediamo la fabula : la bionda con uno dei due uomini fa di tutto per farsi notare dai due spalatori : già questo dovrebbe insospettire parecchio : prima passano, poi ripassano facendo pure crollare l´arginetto del canaletto appena scavato dai due spalatori (che non reagiscono minimamente, nemmeno a male parole, ma soprassediamo) : come dire : non ci avete notato bene all´andata ? Notateci ora meglio al ritorno ! Se non sbaglio, la storiella risalirebbe al 25 marzo : siamo sotto Pasqua, dopo controllo il meteo storico, ma insomma la spiaggia di Focene/Fregene si suppone non dico affollata ma almeno frequentata, e questi 4 presunti terroristi si mettono a gettare o seppellire volantini br sulla spiaggia ? A questo punto, un osservatore lucido non può che propendere per delle due l´una : o questo demenziale episodio non è mai avvenuto, oppure se è avvenuto, era comunque depistaggio puro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dall’ottima ricostruzione fatta da Andrea Guidi e già dalla prima parte del mio articolo si dovrebbe dedurre che i rapporti della Finanza in merito al tentato insabbiamento delle indagini sono reali, così come le contraddizioni nelle dichiarazioni di fariello e dei verbali del Viminale. A che pro autodepistarsi? Perché non il lettore sprovveduto lèsse tali rapporti ancora oscurati, bensì ministri e ufficiali della GdF. Cosa c’era sotto?

      Elimina
    2. Non si tratta di autodespistarsi, ma di depistare eventuali membri onesti delle forze dell´ordine, e futuri giornalisti, ricercatori etc. come noi, che avrebbero letto di questo fattoide agli atti delle commissioni, processi etc. - come puntualmente sta avvenendo ora ad esempio.

      Elimina
  16. Poi tutti e 4 i presunti terroristi, inscenano una pantomima sulla spiaggia che per le medesime ragioni, non può che scatenare la più sfrenata ilarità : sotto gli occhi dei due spalatori e di chissà quanta altra gente sulla spiaggia, due dei quattro si chinano sulla spiaggia : cosa si chinino mai a fare, visto che i volantini devono solo lasciarli (ma poi c´è la gustosa variante del seppellimento, non però in questa deposizione in esame), se non per attirare l´attenzione ? Cos´è, vogliono farsi arrestare ? Sono stanchi della vitaccia del terrorista ? Non prendono la minima precauzione per non farsi notare, anzi pare appunto, che non desiderino altro !

    RispondiElimina
  17. Come si fa a non vedere depistaggio in questo farsesco episodio, ripeto sia che sia vero o inventato ? Non solo, ma ecco arrivare i nostri : compare nel cielo un elicottero della finanza, che più puntuale non si può, ma i 4 mimi se se sbattono altamente, e continuano per 10 minuti a sparpagliare centinaia di volantini sulla spiaggia ! Onestamente potre fermarmi qui, ma ora lo sdegno che mi cresce dentro è diventato troppo forte, e intendo contribuire più a fondo che posso. Mostrando che non si trattò di depistaggio isolato, ma di anello di tutta una catena di depistaggi pseudoraf e pseudobr da parte del terrore di regime. Ma prima chiudo con colajanni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. 1. Si documenti.non erano sulla spiaggia con ombrellone e bagnino ma tra Focene e Fregene all' altezza dell' idrovora che con la spiaggia non ha nulla a che vedere

      Elimina
  18. Dunque dopo i 10 minuti di show per l´elicottero e passanti vari, i 4 ripassano il canale - terzo passaggio a beneficio dei due spalatori, in caso costoro avessero problemi oculistici. Gli spala a quel punto, vanno a vedere e, mirabile dictu, vedono le centinaia di fogli, il colajanni ne raccoglie alcuni, legge brigate rosse, e da bravo impavido cittadino (non proprio nella media del senso civico degli italiani) va al posto di blocco della finanza e consegna anzi no non consegna, riferisce il fatto invece di farsi i c.... suoi e campare cent´anni come avrebbe fatto il 99,9 periodico per cento dei suoi connazionali.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scusa, ma il tuo resoconto non corrisponde affatto a quello che è deducibile dai documenti, ne’ dagli articoli. La bionda era oggetto di indagine da parte dei carabinieri già PRIMA dell’episodio dei volantini (articolo che stai commentando). La finanza girava con l’elicottero non per caso ma perché il bka suggeriva che sul litorale si nascondessero raf e br. La volante va a cercare eventuali testimoni e li trova. Questa storia dei volantini è quasi ininfluente e sembra quasi che tu non abbia letto gli articoli, perché la parte rilevante che non ha una spiegazione è il comportamento dell’ucigos che vuole mettere a tacere e bloccare le indagini sulla donna dicendolo apertamente ai finanzieri e mentendo alle riunioni del Viminale. Perché mai farlo? La mia ipotesi, che cerco di argomentare, è che tale donna fosse la mohnhaupt (accompagnata da Boock) e che l’ucigos volesse pedinarla invece che farla arrestare subito. Da lì poi c’è un buco nero dopo il quale ce la ritroviamo in una cella a Zagabria in attesa di scambiarla con Aldo Moro. Mi pare un filo più importante di una storia di volantini.

      Elimina
    2. Mi dispiace, ma il mio resoconto corrisponde esattamente, verbatim, alla deposizione di colajanni a priore del 2.9.78. È quella che io ho commentato, è quella cho ho definito fabula inverosimile o depistaggio, se reale. Se la presunta bionda della spiaggia era la mohnhaupt, figurarsi se si metteva in bella mostra a sparpagliare o seppellire a seconda del depistaggio du jour, centinaia di volantini sul litorale in pieno giorno e piena vista di almeno due spalatori, e se si metteva a continuare nonostante elicottero sulla capoccia per dieci minuti. Non hai controargomenti per questo. E SE era la mohmhaupt, vuol dire solo che anche lei depistava per conto del terrore di regime.

      Elimina
    3. Non intendo dire che tutto il tuo resoconto non corrisponda alla deposizione di colajanni, non fraintendermi. Mi riferisco alla descrizione che dai ad esempio sembrerebbe che l’elicottero sia davvero rimasto sulle loro teste per 10 minuti (chiaramente grottesco) mentre invece si parla solo di un passaggio. Una volante fu informata e incrociò gli spalatori tempo dopo. Non sembra una situazione concitata. In realtà nel rapporto si dice che questi abbiano consegnato dei volantini (non repertati) per cui continuo a chiedermi: se tutta l’anima storia serviva a mettere in mezzo la raf, perché non fare ritrovare fogli tedeschi? Quel che è assurdo è che non si sappia il nome e indirizzo di questa donna, nonostante sia stato messo nero su bianco. Non è un fantasma ma una donna tedesca di cui celare l’identità. Perché?

      Elimina
    4. Inoltre, e vorrei solo che concordassimo su questo punto, sulla bionda indagavano i carabinieri già prima dell’episodio dei volantini, tanto è vero che questi avevano già individuato dove viveva e chiesto alla portinaia di annotare le targhe dei suoi visitatori.

      Elimina
  19. Si prosegue poi col copione, accentuando la tedeschità della bionda, che già essendo bionda era probabilmente nordica, ed ora si scopre la sua alfa gt con dentro la bionda e targa straniera ovviamente, e se caro lettore, non sei ancora persuaso che la bionda era tedesca, sappi che aveva anche una Volkswagen, ora sei convinto caro lettore/ricercatore del futuro, che la bionda era deutsch doc, e che raf e br andarono a braccetto durante i 55 ?
    Perché questo fu l´unico scopo della commedia, ripeto sia se reale sia se inventata. Un altro dei sassolini che Puccettino disseminava a destra e manca, come intuiva anzi sapeva il povero Pecorelli, piuttosto inascoltato da questi paraggi vedo. Continua...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A dire il vero si trattava di una alfa romeo Giulia gt 1300. L’amico aveva un bmw. Che fosse tedesca ce lo dicono i rapporti e le parole della portinaia dove viveva, non il suo aspetto. Ripeto, evitiamo l’equivoco di voler veder complotti e depistaggi ovunque. Ce ne sono, ovvio, e qui c’è un depistaggio dello stato verso lo stato stesso ma all’epoca. Nessuno ha pubblicizzato questo fatto e sebbene io l’avessi trovato curioso leggendolo qua e là, solo dopo il lavoro di Andrea mi sono convinto che ci fosse proprio sotto qualcosa che non quadrava ma degno di interesse.

      Elimina
    2. Vedo che non hai letto colajanni 2.9.78, altrimenti sapresti che dopo l´avvistamento in alfa, ne segue altro in volkswagen. Non è affatto lo stato che autodepista, sono una serie di criminali di regime come il notorio fariello del piano zero, giudice piduista e compagni di merende, che gettano sassolini di Puccettino a destra e manca per chi ci casca come te.

      Elimina
    3. A dire il vero sia io che Andrea riportiamo e citiamo le deposizioni di Colajanni del 2.9 evidenziando la contraddizione con il mai avvenuto riconoscimento. Ai depistaggi di solito si dà’ spazio sui media.

      Elimina
    4. Perché poi trascuri l’argomento principale: la bionda era già oggetto di indagini da parte dei carabinieri Prima dell’episodio dei volantini. L’ucigos insabbia, non dice che è importante. Chi depisterebbe chi? L’intento qui è far sparire la tedesca e non il contrario. Non vedo alcun riferimento puntuale agli argomenti del primo articolo e solo una specie di rifiuto e di giudizio a priori. Per carità magari hai ragione tu, ma io discuterei nel merito dell’ insabbiamento so caso e non dei volantini (mai repertato se non un brandello mesi dopo, quindi forse non erano importanti oppure non vi voleva nemmeno indagare)

      Elimina
    5. nella deposizione del 2.9 colajanni dice che la bionda guidava una alfa romeo rossa e che 6-7 giorni dopo lui l’avvisto’ su un Volkswagen con un uomo. A me ha colpito il fatto che non dichiara di aver incontrato la bionda alla questura nel frattempo, come invece sostiene fariello in commissione. Questo mi sembra più rilevante. Elicotteri sorvolarono tutto il litorale proprio in quei giorni e ho cercato di spiegare nell’articolo perché.

      Elimina
    6. ah ridagli con lo spazio sui media per i depistaggi. I depistaggi sono infiniti, li buttano lì, alcuni hanno più successo altri meno, ho fatto l' esempio dell' assurda relazione del di leva, che nessuno mai amplificò fino a d' adamo/Hepburn Jr 2018 - eppure depistaggio era. Ho fatto l' altro esempio del conclamato depistaggio di peter jackson hauser alias reinhold lehusen all' Elba, che i media degnarono di sole poche righe sul resto del carlino il 23.3.78, poche righe di scambio flamigni-santovito alla Moro 1 pubblicate solo nel 1990, e poi solo 10 anni dopo, qualcosina in più nel 1988 nella Tela del Ragno se ben ricordo. Niente massmedia, eppure depistaggio era.

      Elimina
    7. Se il fattoide dei volantini è irrilevante, cosa è invece rilevante qui ? Il fattoide che la bionda sarebbe stata - sarebbe stata, non era come nella tua cieca fede nell' arma nei secoli infedele - oggetto di indagine ? Ti rendi conto che spacci false certezze, che prendi per certo ciò che non puoi verificare ? Già questo è un gravissimo errore epistemologico. Inoltre ripeto ancora : ammesso e non concesso che la bionda fosse una "terrorista raf", che fosse la monhaupt, ed ammesso e non concesso che la monhaupt fosse genuina - dove sono lo prove di un suo coinvolgimento qualsivoglia nel caso Moro ? Tira fuori le prove certe, e poi ne riparliamo.

      Elimina
    8. Ma come fate a perdervi appresso a un fariello, che se ben ricordo - vado a memoria, correggetemi se sbaglio - era quello dell' ignobile farsa del piano zero ? Come vi gira di andare a farfalle appresso ad un antonio esposito piduista e capo della centrale operativa, sicuramente complice dei 55 o per aver convogliato Leonardi a Fani o per aver distrutto i brigliacci o entrambe le cose ? Per non parlare del piduista raffaele giudice ?? Possibile che non vi sfiori nemmeno il sospetto di essere entrati in assurdo, farsesco o quanto meno irrilevante labirinto di specchi ? Che questa gente fu tutta, tutta insieme coordinatamente, complice dei 55, e che i loro scheincontrasti sceneggiati non possono pertanto essere che depistaggio puro al 100% ?

      Elimina
    9. Io non sostengo che la Mohnhaupt abbia partecipato al sequestro di Aldo Moro. Non ne ho trovata traccia, anzi nell’articolo ho scritto che i rapporti che lo sostengono sono generici e poco affidabili. Io sostengo che la presenza della Mohnhaupt in Italia durante i 55 giorni abbia ciò nonostante molto influenzato il “caso Moro” se intendiamo l’insieme delle manovre sotterranee che da enti diversi e innominabili cercarono o di liberarlo o al contrario di farlo uccidere. La Mohnhaupt viene arrestata in jugoslavia e si cerca di scambiarla con Moro ma la cosa non va in porto. Dietro ci sono manovre occulte mai chiarite. Vogliamo interessarci oppure no? Per me si tacque sulla bionda (commettendo praticamente un reato o quasi) per un fine poi non raggiunto e di cui non si può parlare perché coinvolge servizi e apparati innominabili.

      Elimina
    10. Di Fariello noi non prendiamo per buona nessuna affermazione, bensì al contrario enfatizziamo le palesi contraddizioni nelle sue deposizioni e nei rapporti della gdf. Così non mi pare di accettare acriticamente alcuna fonte. La bka mi dice che quello con gallinari era Hoppe e io ti scrivo in nota il perché ci sarebbe anche da dubitarne. Ma tu invece mi dici che non c’erano tedeschi e che se c’erano non si deve dire, altrimenti gli altri pensano male. Poi, per carità, ci sono un mucchio di robe e personaggi sospetti e coincidenze come quelli che citavi te. Su Hauser non sono sicuro che fosse un depistaggio: prob un asset minore fermato per caso che non aveva a che fare con Moro ma che magari cercava anche lui i raf. Ora non è il momento ma questo è il modo in cui non escludo nulla, ne’ attribuisco grandi significati a ogni cosa.

      Elimina
    11. Caro Anonimo, non anonimo per me ,ti vorrei far notare che i nostri piccoli riflettori su Di Leva li abbiamo puntati ben prima di D'Adamo/Hepburn e cioè dicembre 2015, come risulta dagli atti. http://www.sedicidimarzo.org/2017/04/la-strana-relazione-dellagente-di-leva.html

      Elimina
  20. Continuo a non capire. Un depistaggio di 7 giorni, senza nessuna sostanziale sottrazione di forze dell'ordine da altri compiti, senza alcun seguito giudiziario, e senza neppure che l'episodio sia mai assurto a particolare paradigma della tesi della presenza di terroristi tedeschi coinvolti attivamente in Italia durante il sequestro. Non vedo in cosa consista il depistaggio, tanto più anzi che se emerge un aspetto losco è che il ministero dell'interno fece di tutto per esautorare dalle indagini la gdf.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ministero e gdf giocano il gioco delle parti, l´episodio in sé è un anello di una lunga catena di messinscene tese a propalare coinvolgimento "raf" nei 55, dagli achtung achtung della psicopatica guglielmo eleonora, alle borse tedesche, all´episodio quasi fotocopia di hauser il 22.3.78 all´Elba, poco prima di quello della bionda, che si fa "arrestare" con la sua donna perché in possesso di "opuscoli raf" - per poi puntualmente esser rilasciato poco dopo ad una base americana con tanto di alibi di santovito alla Moro1. È in questo contesto che va inserito l´anello della bionda, e l´assurdo, insensato episodio della spiaggia alla mia critica puntuale del quale non sai cosa rispondere vedo.

      Elimina
    2. "Gentile" Ale...eehhhm Anonimo, ma non poi tanto, dato che il tuo stile è inimitabile. Non capisco questa sorta di livore che ti è preso per questo articolo, in realtà più documentato di tanti altri. Un livore seriale che rasenta lo stalking. L'autore ti ha spiegato e rispiegato cosa volesse mettere in evidenza. Per te era un depistaggio? ok, il dubbio che la pensassi così ci ha sfiorato (sono ironico, a scanso di equivoci). L'autore e noi la vediamo diversamente. A questo punto ti inviterei a passare ad altre osservazioni o a tacere. Su questo il tuo punto di vista è CHIARO! Così come dovrebbe esserti chiaro il punto di vista del pazientissimo autore dell'articolo.
      Un saluto.
      Franco Martines

      Elimina
    3. Ehi mr censore, grazie per l´inimitabile, ma vedi, purtroppo per te decido io quando tacere o parlare. Perciò vedi di offrire la tua cafonaggine cronica a qualcun altro, che con me non attacca.

      Elimina
    4. Difficile vendere Vulcaniani ottomani e Enterprise con teletrasporto nel 2022 . Si documenti.la spiaggia non c era erano molto lontani.

      Elimina
  21. Beh se non altro fa piacere leggere dopo tanto tempo un articolo fresco: il blog è vivo!
    Per il resto mi occuperei piuttosto di altre donne e del loro modus agendi:
    - anna bonaiuto, attrice, facente parte del gruppo del ghetto
    - piera degli esposti, attrice, che raccontò la balla che era stata appoggiata per 3-4 ore sulla R4 in via caetani
    - la donna che fu vista con de vuono parcheggiare la R4 in via caetani ed allontanarsi
    - la donna col mazzo di fiori che fu vista passare dai coniugi verso le 13 in via caetani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo, anzi aggiungerei che forse sarebbe il caso di prioritarizzare le scarse energie disponibili, sui temi centrali ancora irrisolti del caso Moro : chi spara davvero a Fani, e da dove ; dove era la prima e principale prigione di Moro.

      Elimina
    2. Grazie Mario Bianchi. Sì il Blog è ancora vivo anche se, come hai notato, ormai pubblichiamo poco. Non per cattiva volontà ma per mancanza di argomenti da trattare adeguatamente col sostegno di documenti, come è avvenuto in questo caso. Comunque siamo anche su FaceBook dove l'attività è molto più frequente in quanto aperto al contributo di tutti gli utenti e quindi con minori esigenze di documentazione. Se vuoi... https://www.facebook.com/groups/1330056653786882
      Franco Martines

      Elimina
  22. No, non è corretto il parallelo tra Mohnhaupt e Moretti per molti motivi. Non è stata lei a dirigere il sequestro Schleyer. Non era nemmeno più in Germania da inizio ottobre 1977, bensì in irak (e poi secondo me in Italia). Ha fatto una breve detenzione perché era un reato minore e nessuno la credeva in grado di dirigere la raf della seconda generazione, piuttosto allo sbando dopo la notte di Stammheim.

    RispondiElimina
  23. Fermo restando che la nostra ricerca continua, anche se non ci è sempre possibile produrre articoli organici per vari motivi (essenzialmente legati al fatto che svolgiamo tutti altre attività e che la ricerca è spinta da mera passione, non è la nostra professione), sul "chi "sparò davvero in via Fani temo che nessuno dei presenti riuscirà mai ad appurarlo; piuttosto qualche ipotesi si potrà provare a fare sul "quanti" spararono e "da dove". Quanto alla questione delle prigioni di Moro, anche in tal caso più che mere ipotesi non vedo cosa si possa fare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non essere pessimista ! Avete già fatto molto in passato, dato contributi importantissimi !! Ovvio che l´individuazione certa delle prigioni è cosa ostica e scivolosissima, ma nihil difficile volenti. Per esempio, aggiungere piccoli grandi passi, come in quel commento tuo che lessi per caso qui su questo blog tempo fa, e che poi devi aver cancellato non so perché, in cui parlavi di un appartamento della de nola, non sant´elena ma un altro nei paraggi di Licinio Calvo, su piano alto se ben ricordo, e collegato con ascensore diretto dal box garage all´appartamento se ben ricordo, correggimi se sbaglio. Ovvio che di per sé, la cosa non dirimerebbe né coimplica che si trattasse del garage compiacente e/o prima e principale prigione di Moro, però visto il personaggio, sarebbe rilevantissimo se tu pubblicassi quella cosa invece di tenertela nel cassetto per anni !! Fatti coraggio, è un elemento potenzialmente importante, non ti querela nessuno, quell´assassina è morta, e comunque voi non avete il tipo di visibilità massmediatica che possa spostare consenso di massa e quindi impensierire che so i servizi deviati o il mossad. Fatti coraggio che non ti spara nessuno e non ti querela nessuno, lavora su quella traccia e pubblica !!! È solo un esempio, ma io sono convintissimo che la prima e principale prigione fu in zona, quindi aiuterebbe moltissimo sapere, senza speculazioni accusatorie per carità, ma come inizio di un possibile filone di ricerca, che una come la de nola avesse base colà. NESSUNA RESA INTELLETTUALE, MORALE E CIVILE SUL CASO MORO !!!

      Elimina
    2. mario bianchi

      Elimina
    3. A mio avviso anche sul "chi" sparò (o meno) possono farsi delle ipotesi - e di buon senso - basta che un secondo dopo non ci si arrovelli al grido di "vogliamo le prove, vogliamo le prove!".
      Ad esempio, uno degli specialisti presenti sia in via fani che in via caetani dovrebbe essere proprio de vuono. Restando in tema, secondo me morucci in via fani sparò e uccise, altro che inceppamento. E ho forti dubbi che moretti fosse realmente alla guida della fiat 127 con targa diplomatica: in quell'auto vi erano due traditori dello Stato, di cui Leonardi non poteva sospettare, che guidarono il convoglio verso via fani. Per questo Leonardi tardò a reagire.

      Elimina
    4. Vulcaniani e klingoniani con i fucili teaser

      Elimina
  24. Vedo che son spariti i miei ultimi commenti in risposta a Gion Mamon, e non è difficile attribuire la cancellazione a mr censorino. La cui idea di dibattito è cancellare quel che non gli piace. Contenti voi...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aleth Aleth , scusa se ti chiamo per nome :-D , tu vivi di fantasie e psicosi di persecuzione. Non abbiamo cancellato nulla, non l'abbiamo mai fatto, a meno che non ci fossero offese gratuite nei confronti di qualcuno. Avrai digitato male o guardato male i commenti. In ogni caso, se dopo aver verificato proprio non li trovi, riscrivili. Ti garantisco che non li toccherà nessuno (fatte salve offese gratuite nei confronti di chicchessia, BR compresi). Ciao!

      Elimina
    2. Tana per il venditore di tiratori dalle terrazze coi fucili fotonici il venditore di teletrasporto monouso Dar bagno de casa Moro Alighiero noschese e via avanti ma ancora te mannano in giro?

      Elimina
  25. Aleth, perché non chiede prima alla DI Giovacchino su quali basi sostiene che la DI Nola sia stata fatta morire per finta dal Mossad e sia riparata in Israele? Al Verano a Roma, la sua tomba c'è... E su radio radicale c'è anche l'audio della commemorazione dei suoi compagni di partito.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La di giovacchino non ha la cortesia di rispondere quando le chiedo qc. Una tomba non coimplica necessariamente che dentro ci sia un cadavere. Quanto ai radicali, fin dagli anni ´70 il professor Caputo provò che eran finanziati dalla cia. Considerare prova della morte della di nola le commemorazioni non è dirimente. Io personalmente, non lo so se la di nola morì davvero nel ´79 o dopo o mai. Pertanto sospendo il giudizio. Il punto era un altro : visto che ha acquisito contezza di appartamento della di nola in zona Calvo, pubblichi il documento. Potrebbe essere importante, se incrociato da altri ricercatori con altri dati.

      Elimina
    2. Ora la cosa curiosa qui sulle date, è che inserendo in google massimo consoli laura di nola, esce questo :
      https://commons.wikimedia.org/wiki/File:%C2%A7%C2%A7Di_Nola,_Laura_(1932-2004)_-_foto_di_Massimo_Consoli.jpg
      dove si dà come data di morte della di nola il 2004 :
      " Italian Lesbian activist Laura di Nola (1932-2004), founder of the fist Italian Lesbian group."
      Se ben ricordo, provai a contattare questo consoli per chiedergli ragione, mi par di ricordare che fosse morto, controllerò, cmq non riuscii.

      Elimina
  26. Immagino Lei conoscerà questo link :
    https://www.leswiki.it/1976-laura-di-nola-unesperienza-del-fuori-romano/
    dove si dice che, stando a Massimo Consoli che se ben ricordo era esponente della comunità gay romana, Laura Di Nola " nacque a Roma il 3 dicembre 1932 e vi morì il 7 luglio 1979 ". C´è anche una foto della di nola, invero alquanto sfocata, ma si vede abbastanza e forse Lei potrà confrontarla con la foto sulla lapide di cui parla. Poi visto che ha la visura storica catastale per soggetto della di nola, potrebbe anche dirci se la data e luogo di nascita incrociano. Almeno cominceremmo finalmente a mettere dei punti fermi.

    RispondiElimina
  27. Ora la cosa curiosa qui sulle date, è che inserendo in google massimo consoli laura di nola, esce questo :
    https://commons.wikimedia.org/wiki/File:%C2%A7%C2%A7Di_Nola,_Laura_(1932-2004)_-_foto_di_Massimo_Consoli.jpg
    dove si dà come data di morte della di nola il 2004 :
    " Italian Lesbian activist Laura di Nola (1932-2004), founder of the fist Italian Lesbian group."
    Se ben ricordo, provai a contattare questo consoli per chiedergli ragione, mi par di ricordare che fosse morto, controllerò, cmq non riuscii.

    RispondiElimina
  28. Qui si dice che consoli morì nel 2007, ecco perché non potei contattarlo :
    https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Massimo.Consoli
    Noti come anche in questa pagina, nella didascalia alla foto della di nola, si ripetano le date 1932-2004.

    RispondiElimina
  29. Qui notizie e foto del consoli :
    https://www.culturagay.it/staff/6
    Pare che prima di morire, consoli abbia autorizzato a diffondere i suoi materiali un tal Giovanni Dall´Orto :
    https://it.wikipedia.org/wiki/Utente:G.dallorto
    Proverò a contattarlo su questa cosa delle date di morte discrepanti.

    RispondiElimina
  30. Ecco dunque perché non sciolgo ancora i dubbi sulla effettiva data di morte della di nola, non certo per fede cieca nella di giovacchino, della quale oltretutto, sul piano personale non potrebbe importarmi di meno, ma che qualche contributo serio al caso Moro lo ha pur dato.

    RispondiElimina
  31. Qui :
    https://archivi.polodel900.it/scheda/oai:polo900.it:208227_maraini-dacia-laura-di-nola-timida-e-forte-in-paese-sera-14-07-1979
    necrologio della di nola firmato da dacia maraini, datato 14.7.1979. Cioè una settimana dopo la morte, stando al link supra. La maraini esordisce facendo capire implicitamente di non aver affatto visto il cadavere, né partecipato al funerale, ma di aver saputo della morte della di nola, che conosceva bene, "ieri per caso dal giornale". Non la vedeva da diversi mesi. Aveva sentito da altra persona che la di nola non stava bene, ma non direttamente da lei. Qui l´articolo si legge meglio :
    https://archivi.polodel900.it/pdf-viewer/external/pdfjs/web/viewer.html?file=https://archivi.polodel900.it/backend/media/polodel900/images/6/3/2/95745_ca_object_representations_media_63230_original.pdf

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi inserisco solo per far notare che, al pari delle commemorazioni del "fu partito radicale", le dichiarazioni di tale maraini dacia - donna di potere, facente parte da sempre del Sistema che soffoca l'Italia imponendo mode e gusti, sempre sulla cresta dell'onda, buona per tutta le stagione ecc. ecc. - valgono quanto il due di picche! Per altro sono informazioni de relato, quindi si tranquillizzi l'ottimo anonimo che sta indagando sulla sayanim di nola poiché i dolci e garbati tentativi di depistaggio di tale maraini dacia sono de facto la prova che la tipa riparò in israele.

      Elimina
    2. Grazie Mario Bianchi, condivido in pieno.

      Elimina
  32. L´ultima cosa curiosa che trovai sulla di nola, tornando un attimo all´elenco telefonico di Israele, riguardava i suoi due amichetti osvaldo e settimio cecconi, i "corrispondenti di Trevignano" dei coniugi de cosa-di nola stando all´appunto sismi del 9.12.78. Ebbene, inserendo Cecconi, ne saltan fuori 3, la prima una donna, gli altri due nella stessa località e con nomi che suonano curiosamente molto, come ebraicizzazione assonante di osvaldo e settimio : osnat e shulamit :
    http://www.israelpb.com/cecconi
    Cerchi dunque di contribuire anche lei pubblicando quel che ha in mano, che non è poco, ed è sicuramente più prioritario e rilevante al caso Moro delle bionde di Fregene.

    RispondiElimina
  33. Gentile Aleth, premetto solo per un minimo di autostima che non ho mai pensato, in generale, che dentro una tomba ci sia un cadavere, anche perchè tra l'altro su questa non matematica coincidenza si basa un bimillennio di fede cristiana (anche se personalmente sono ateo).
    Detto questo, la ringrazio per i suoi ultimi post, questa volta se mi permette più pregnanti in quanto individuanti decisamente alcuni riferimenti oggettivi.
    Posso solo per ora confermarle che le date "ufficiali" sono quelle, nascita e morte.
    Ci stiamo lavorando, è un argomento difficile anche dal punto di vista oggettivo, perchè a parte le ricerche sugli atti immobiliari, sta implicando una ricerca che risulta non poco articolata tra fonti che si intersecano per quanto riguarda la questione dell'individuazione del Ghetto come area sospetta (vicenda Markevitch/Di Nola/Bonaiuto/Mortati, che marciano in sostanza quasi di pari passo, almeno nella pubblicistica).
    La mia idea, in breve e per ora, è che occorra sfrondare quasi totalmente l'argomento di merito, se cioè Di Nola e De Cosa furono o meno fiancheggiatori o addirittura ausiliari del Mossad, per "centrare" bene esclusivamente la questione dell'immobile su cui da oltre 40 anni si concentrata l'attenzione, in via esclusiva, della pubblicistica. Rimandando quelle altre questioni di merito ad altre analisi.
    E senza calunniare nessuno o fare illazioni pericolose, nè violare la privacy (ricordando del riconoscimento anche del "diritto all'oblio").
    Le assicuro che non è facile.

    RispondiElimina
  34. Gentile Guidi,
    grazie delle notizie. Certamente lo so che non è facile, tuttavia penso che dopo aver ben ponderato e studiato un argomento, occorra rompere gli indugi ed avere il coraggio di pubblicare, perché il bene comune del progresso verso la soluzione del caso Moro riguarda tutta l´umanità, e supera senz´altro a mio avviso, il diritto alla privacy/oblio di laura di nola e raffaele de cosa, morti o vivi che siano. Certo che non si tratta di calunniare o diffamare con speculazioni azzardate, "semplicemente" di mettere a disposizione degli studiosi seri del caso Moro, ed anche dei seri appassionati non specialisti, nuovi dati potenzialmente rilevanti. Sono dunque contento che ci stiate lavorando, e mi auguro che perveniate presto a pubblicare il vostro studio, che senz´altro si profila importante, compresa la parte sull´appartamento in zona Calvo.
    Cordiali saluti e buon lavoro,
    Aleth

    RispondiElimina
  35. P.S. In omaggio alla Sua cortesia, un ultimissimo contributo anche se minimo : visura camerale di Laura Di Nola nata a Roma il 3.12.1932, risulta inesistente.

    RispondiElimina
  36. https://www.radioradicale.it/scheda/582/morte-di-laura-di-nola
    Questo è il link a una commemorazione della morte dei suoi colleghi di partito. L'audio è quasi inservibile, ma se nota qualcosa lo segnali pure.

    RispondiElimina
  37. Gentile Guidi,
    Le chiederei cortesemente, se Lei o Suoi colleghi di ricerca, abbiano mai fatto ricognizione in situ del magazzino di tessuti di guglielmo di nola. Io per molti motivi che ora sarebbe lungo, mi oriento a pensare che Moro fu ucciso nel magazzino dei sonnino a Caetani 35A. Perché questo aveva doppia carrabilità, esterna dal portone sulla strada, interna nel box garage adibito a magazzino. Lei è mai entrato lì dentro, può confermare o smentire ? La doppia carrabilità è dirimente a mio avviso, in quanto i fili tessili stavano anche sulle ruote parafanghi etc., quindi se ne dedurrebbe, che la R4 sia entrata tutta o parte, dentro il magazzino. Ora : sulla esatta ubicazione del magazzino di guglielmo di nola io ho solo fonti secondarie e non primarie, nel senso che le secondarie non riportano a loro volta, le loro fonti : ma questo articolo di gabriele adinolfi mi pare il meglio informato :
    https://www.scomunicando.it/notizie/moro-riflessioni-supplementari/
    tra quanto ne ho trovati sinora sul punto. Anche nel libro Sequestro di verità, edizioni kaos, si parla di piazza Paganica 50, il che è impreciso ma parzialmente vero, nel senso che il 50 a piazza Paganica non mi pare esistere da googlemaps, mentre esiste il 50 di piazza dell´Enciclopedia Italiana, nel cui retro si trova, in vicolo dei Falegnami 48, il passo carrabile di Longo tessuti che oggi occupa, stando all´adinolfi, il magazzino che fu del di nola :
    https://www.google.com/maps/place/Vicolo+dei+Falegnami,+48,+00186+Roma+RM/@41.8944424,12.4768135,3a,37.5y,105h,105.37t/data=!3m6!1e1!3m4!1s2zstH2jr4lUlxcoYSv1saQ!2e0!7i16384!8i8192!4m5!3m4!1s0x132f604eb638dc27:0xbad7d43cadc37c62!8m2!3d41.8944977!4d12.4768354
    E questo dovrebbe essere il famoso cortile/parcheggio carrabile del di nola : https://www.google.com/maps/place/Vicolo+dei+Falegnami,+48,+00186+Roma+RM/@41.8945121,12.4768384,3a,75y,89.38h,98.02t/data=!3m6!1e1!3m4!1slacIb3Nn0lh9dPw2o0PA3w!2e0!7i16384!8i8192!4m13!1m7!3m6!1s0x132f604eb638dc27:0xbad7d43cadc37c62!2sVicolo+dei+Falegnami,+48,+00186+Roma+RM!3b1!8m2!3d41.8944977!4d12.4768354!3m4!1s0x132f604eb638dc27:0xbad7d43cadc37c62!8m2!3d41.8944977!4d12.4768354
    Ora io Le chiedo : Lei ha fatto ricognizione in situ qui ? Ha accertato se la carrabilità sia solo esterna, o anche interna in box garage eventualmente appartenuto a guglielmo di nola ed oggi a Longo ?
    Il punto mi pare importante, perché se la carrabilità fosse solo esterna come par di capire dalla foto di maps, dove tutte le macchine son parcheggiate a cielo aperto, allora ben difficilmente Moro sarà stato ucciso qui, perché i fili nelle ruote non si giustificherebbero penso, in quanto suppongo che i furgoni scaricassero i tessuti imballati, quindi senza perdita di fili, e che i rotoli venissero poi aperti e lavorati/tagliati all´interno del magazzino non fuori. E la R4 è entrata dentro, quindi o c´era doppia carrabilità presso il di nola, oppure possiamo escludere, mi pare, di nola come sito dell´assassinio o anche solo garage compiacente per la R4, ed allora dovremmo orientarci a valutare l´intera saga laura di nola etc., come depistaggio - almeno nella fase finale del dramma, mentre se Lei confermerà Licinio Calvo, allora resta in piedi l´ipotesi che il primo garage compiacente se non addirittura la prima prigione di Moro fossero dalla di nola, ma siamo in tutt´altra zona ambito fase dei 55. Ecco perché Le chiedo se Lei ha fatto accertamenti di questo tipo in situ, o se potrebbe cortesemente avere il modo di farli o affidarli a colleghi esperti, dato che io sono impossibilitato a recarmi a Roma attualmente.
    So che adinolfi è un terrorista fascista della peggior specie, ed il suo articolo linkato è tinto di ovvio antisemitismo, ma se un fascista dice che il cielo è blu, il cielo non diventa verde solo perché l´ha detto un fascista che era blu - a volte i fascisti azzeccano dettagli tecnici singoli, anche se per scopi/moventi ideologici sballati e criminali. Da qui la necessità della verifica in situ, qualora fattibile.
    Cordiali saluti,
    Aleth

    RispondiElimina
  38. Buongiorno, non vivo più a Roma neppure io. Quanto all'articolo di Adinolfi, nel momento in cui leggo che Maccari era malato terminale e non venne neppure recluso, francamente evito di proseguire. Almeno fino a quando non mi si porti la prova che Maccari non morì di infarto, per quanto sospetto, e in carcere,dove stava scontando l'ergastolo. Questo senza che ciò significhi ovviamente che io creda alla versione ufficiale sul 9 maggio.

    RispondiElimina