lunedì 8 ottobre 2018

APPENDICE SULLA "MISTERIOSA BIONDA" DI FREGENE



(a cura di: Andrea Guidi)

APPENDICE SULLA "MISTERIOSA BIONDA" DI FREGENE
(ORA E' SICURO, NESSUNA ULTERIORE INDAGINE FU MAI SVOLTA)


Abbiamo di recente pubblicato un nostro articolo nel quale, come sa chi ci segue, davamo conto di un episodio piuttosto oscuro verificatosi negli ultimi giorni di marzo del 1978 (in pieno sequestro) all'altezza del canale di Focene, allorché due "spalatori" videro quattro giovani, due uomini e due donne, sotterrare opuscoli delle BR. Non ripercorriamo qui tutta la vicenda di cui abbiamo dato conto, per la cui narrazione rinviamo al nostro articolo qui:

Ci limitiamo a ricordare solo che era assurta a nostro parere a figura chiave della vicenda una delle due donne viste dagli spalatori, in base alle cui testimonianze venne redatto l'ormai noto identikit: (vedi sopra).

Riguardo costei, infatti, insorse una sorta di contrasto investigativo tra la Guardia di Finanza da un lato, e l'Ucigos e il dott. Esposito del Ministero dell'Interno dall'altro, in quanto gli uomini dell'Ucigos fecero palesi
insistenze per assumere la direzione delle indagini chiedendo in sostanza alla Guardi di Finanza di farsi da parte; la posizione assunta dagli uomini - in senso lato - della Polizia non fu senza contraddizione, poiché da un lato essi dichiararono agli uomini della Guardia di Finanza intervenuti che "quella donna" fosse loro nota da tempo e potevano fermarla quando volevano (avallando così implicitamente la sussistenza di sospetti su quella donna), dall'altro lato il dott. Esposito aveva affermato invece che costei e le persone con le quali essa era in contatto erano in sostanza assolutamente insospettabili.
Gli "spalatori" avevano peraltro dichiarato già ai Carabinieri oltre che alla Guardia di Finanza di avere ritenuto di riconoscere la donna bionda vista sotterrare quegli opuscoli alla guida di un'alfa GT rosso con targa straniera incontrata mentre essi si trovavano appunto assieme ai finanzieri nei pressi di un bar poco distante dal fatto.
A quanto pare, la donna sarebbe stata individuata, così come la casa di Fregene dove alloggiava e, parimenti, sarebbero state individuate le persone da lei frequentate o che comunque la ospitavano.
Il tassello mancante, a quel punto, era solo il riconoscimento formale – o meno - di quella donna del GT rosso da parte dei due "spalatori" come colei che era stata vista sotterrare gli opuscoli delle BR, riconoscimento per eseguire il quale i due erano stati convocati presso l'ufficio stranieri della Questura il successivo 3 aprile.
Nel corso della nostra analisi di quel contrasto investigativo e di quelle contraddittorie prese di posizione degli uomini della Polizia (in senso lato), scrivevamo, tra l'altro:
"E' un conflitto tanto grave quanto inesplorato che ha, come unica costante, l'invito fatto a loro volta dai funzionari dell'Ucigos presenti sui luoghi, alla Guardia di Finanza, di abbandonare in sostanza il “servizio di osservazione”.
Peccato che chi fosse questa bionda, dove risiedesse, come fosse targata l'auto e chi fossero questi elementi insospettabili cui costei era legata, a cominciare dal proprietario dell'appartamento da lei occupato e da dove questo alloggio fosse situato,  pur essendo ben noti tutti questi dati, non sia mai emerso."
A conclusione del nostro articolo, formulavamo, conseguentemente, queste domande:
"In conclusione, ci chiediamo, e chiediamo,  se dopo 40 anni sia possibile conoscere:
-        l'identità di quella donna “bionda”, conosciuta dagli investigatori fin dal 25 marzo 1978, e il ruolo da lei eventualmente avuto nella vicenda;
-        chi fossero le persone “insospettabili” con cui costei era collegata, ad iniziare dal proprietario dell'appartamento in cui fu vista alloggiare a Fregene;
-        se e quali indagini furono ulteriormente compiute dalla magistratura per il compiuto accertamento dei fatti, dell'identità delle persone e dell'auto coinvolta, e delle ragioni del comportamento adottato dai funzionari dell'Ucigos, da un lato, e di riflesso di quello sin troppo remissivo della Guardia di Finanza nei confronti delle richieste dell'Ucigos stessa, dall'altro. "
Ebbene, se alle prime due, decisive, domande non siamo ovviamente purtroppo in grado di rispondere, ciò è anche conseguenza della risposta che, invece, sulla terza questione siamo ora in grado di fornirla in autonomia: e questa risposta è che no, nessuna ulteriore indagine, nessun approfondimento della vicenda,  nessun confronto per il riconoscimento in Questura  - programmato come ricordato il 3 aprile- venne fatto!
Nel corso infatti di un nuovo esame degli scarni "verbalini" delle riunioni del Comitato tecnico-operativo insediato sin dal 16 marzo al Viminale sotto la direzione del ministro Cossiga, abbiamo rinvenuto vari accenni nelle date dal 27 marzo in poi sulla vicenda degli spalatori, tra i quali i due scarni cenni che in sostanza chiudono la vicenda, probabilmente per sempre, nel modo che il lettore potrà valutare da sé:
riunione del 31 marzo (vol. 27, pag. 332, CM-1), il Capo dell'Ucigos, Fariello:



Ora, ricordiamo che in un rapporto della Guardia di Finanza (vol 125, pagg. 801 e segg., CM-1) esaminato nel nostro primo articolo, il verbalizzante affermava espressamente che, recatosi al Viminale il 1° aprile , il dott. Fariello in quella sede gli manifestava la necessità di convocare in Questura, per l'appunto, i due spalatori nella mattinata del 3 aprile per effettuare un riconoscimento della "bionda".
Si noti quindi bene: nella riunione del Comitato tecnico-operativo al Gabinetto del Viminale, Fariello afferma ai presenti che la "tedesca" , già identificata, si sarebbe presentata l'indomani (cioè il 1° aprile) in Questura per un controllo dei documenti; all'ufficiale della GdF presentatosi presso di lui proprio l'indomani, Fariello manifesta invece la necessità di effettuare il riconoscimento con i due "spalatori" il successivo 3 aprile.
Ma continuiamo con il secondo "verbalino" della riunione del Comitato tecnico-operativo, seduta del 3 aprile, ore 19.30 (vol. 27, pag. 334, CM-1):



Ebbene, a prescindere dal rilievo che curiosamente l'esito infausto della vicenda sia stato comunicato ai presenti non già da Fariello (o dal Capo della Polizia, o dal Questore, lì presenti) vista l'assunzione della gestione della vicenda da parte dei funzionari di Polizia, questa è la pura e semplice fotografia della sconcertante conclusione della vicenda: una donna identificata, tenuta sotto osservazione, imminente oggetto di riconoscimento, a quanto pare convocata in Questura già per il 1° aprile per il controllo dei documenti, sparisce letteralmente nel nulla, libera, a quanto pare perfino di espatriare!
Non risulta peraltro che qualcuno dei presenti a quella riunione abbia chiesto come ciò fosse potuto accadere.
Gli spalatori, sentiti dai giudici istruttori nell'autunno del 1978 e poi nel 1979, non poterono dunque mai effettuare alcun riconoscimento, né risulta- salvi documenti ulteriori che per quanto ci è possibile continueremo a ricercare- che in esito alle loro deposizioni istruttorie altri approfondimenti siano stati effettuati, richiesti, imposti, in sede giudiziaria.
Ancora oggi, dunque, nulla è dato sapere sull'identità di quella donna, pur accertata dalla Polizia, né delle persone con cui essa era in contatto, né – ed è questo un elemento nuovo- volendo credere al Generale Giudice, come fu possibile che costei, sottoposta in teoria al controllo dei documenti, sia riuscita a trasferirsi all'estero sottraendosi di fatto al programmato riconoscimento con gli spalatori. Ed è dunque al massimo in virtù di un atto di fiducia che, tra l'altro, si dovrebbe credere che costei, oltre tutto, fosse "tedesca" e che fosse improvvisamente partita per la Germania: in mancanza delle sue generalità, non resta che l'atto di fede.
Chiediamo se sia quanto meno possibile verificare negli archivi dell'ufficio stranieri della Questura di Roma i nomi di coloro che si sottoposero a controllo dei documenti in una data compresa tra il 31 marzo e il 3 aprile 1978. Se come sostenne all'epoca il dott. Esposito la "misteriosa bionda" era persona insospettabile, non si vede cosa e chi danneggerebbe svelarne l'identità a distanza di 40 anni dai fatti.
La strada su cui si è mossa e si muove la ricerca della verità sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro è purtroppo lastricata anche di pietre (tombali) come quella di cui abbiamo appena dato conto.

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